Maria Gioia Tavoni • Paolo Tinti • Paola Vecchi

L'Archiginnasio di Bologna per Giulio Einaudi, 1912-2012

Barbara Sghiavetta

 

Nell'ambito delle celebrazioni organizzate dall'Istituzione Biblioteche del Comune di Bologna per il centenario della nascita di Giulio Einaudi ha preso vita, nel quadriportico dell'Archiginnasio, dal 30 ottobre 2012 al 5 gennaio 2013, la mostra Per Giulio Einaudi 1912-2012 organizzata dalla Biblioteca Comunale dell'Archiginnasio e dalla Biblioteca della Fondazione Gramsci Emilia-Romagna, a cura di Elisa Rebellato e Maria Chiara Sbiroli. Attraverso l'esposizione di documenti provenienti dalle due biblioteche promotrici, ma anche dalla Biblioteca Walter Bigiavi dell'Università di Bologna e dalla Biblioteca Civica Luigi Einaudi di Dogliani, nella mostra, ideata in due parti e sviluppata in otto bacheche, si è tentato di ripercorrere a grandi linee la storia della casa editrice dalla fondazione fino ai cruciali anni Settanta.

La prima parte era dedicata alla produzione libraria. All'inizio del percorso venivano infatti presentati volumi pubblicati agli albori della gloriosa casa editrice torinese come il Diario di guerra di Leonida Bissolati e i Principii di economia finanziaria di De Viti de Marco apparsi nella Collezione di opere scientifiche di economia e finanza. Nelle bacheche successive si dava spazio alla saggistica politico-economica, estremamente rilevante nel ricco e molteplice catalogo della casa editrice. A far capolino sono i nomi di prestigiose collane editoriali: Biblioteca di cultura politica e giuridica, Testimonianze, Politecnico biblioteca, Scrittori di politica»; ma soprattutto i grandi progetti politico-editoriali che hanno fatto la storia della Giulio Einaudi editore come la pubblicazione dei dodici volumi delle Opere di Antonio Gramsci inaugurata nel 1947, e quella, avviata nel 1967, della Storia del partito comunista italiano di Paolo Spriano. A proposito di programmi editoriali densi di significato politico, molto interessante la vicenda raccontata attraverso preziosi documenti d'archivio provenienti dall'Istituto Gramsci del progetto di pubblicazione, mai andato in porto, degli Scritti e discorsi di Tito la cui traduzione in italiano sarebbe spettata a Valdo Magnani.

La seconda sezione della mostra era invece votata a mettere in luce la cura formale riservata ai libri nella loro dimensione materiale e le forme di comunicazione adottate dalla casa editrice. Fin dalle origini della sua impresa fu proprio Giulio Einaudi ad attribuire estrema importanza alla veste grafica dei suoi volumi: «la forma esterna del libro deve essere in sintonia col contenuto, deve essere un richiamo all'intelligenza del lettore», si legge nei suoi Frammenti di memoria. Nella mostra questo aspetto veniva messo in rilievo ricostruendo la storia dell'emblema dello struzzo, con l'esposizione di una seconda edizione de Le sententiose imprese di Paolo Giovio (Lione, Guillaume Rouillé, 1561), opera all'interno della quale apparve per la prima volta il simbolo, e di una rivisitazione contemporanea ad opera dell'artista Giacomo Manzù, e grazie alla menzione del Garamond Simoncini, celebre carattere tipografico appositamente coniato dal bolognese Francesco Simoncini per la Giulio Einaudi editore.

Il percorso espositivo si chiudeva infine con la rievocazione del progetto di costruzione della Biblioteca di Dogliani, munifica testimonianza della missione civica perseguita da Giulio Einaudi, e con il ricordo di alcuni episodi che ricollegano la storia dell'editore alla città di Bologna.

La mostra nel riuscire ad accennare, in uno spazio ristretto e concentrato, a molti degli aspetti che hanno fatto grande e unica la parabola dell'editore piemontese nel panorama nazionale, denunciava senza dubbio le sue potenzialità didattiche. Proprio per questo tuttavia ci si rammarica che non sia stato realizzato un catalogo a stampa, utile e insostituibile strumento nel processo di sedimentazione di ciò che si è visto, a maggior ragione se si considera che il materiale disponibile sul sito della Biblioteca dell'Archiginnasio è assolutamente esiguo.

Se poi si comprendono le ragioni di fondare l'esposizione sulla consistenza dei fondi delle due biblioteche organizzatrici tuttavia non si può far a meno di evidenziare la visione molto lacunosa che se ne ricavava non solo della colossale produzione libraria, ma più generalmente della vicenda di una casa editrice che ha contribuito come poche altre a tracciare la storia culturale del Paese. Non è stato dato rilievo ai crucialissimi anni dalla resistenza al Fascismo, quando furono varate collane capitali come Narratori stranieri tradotti, Saggi e Universale; non ci si soffermava sul fondamentale rapporto con alcuni autori, collaboratori vitali dell'Einaudi e personalità di spicco del mondo letterario non solo nazionale; infine non si sottolineava la finalità dei paratesti einaudiani: dietro alla cura estetica dei volumi, nella rigorosa selezione della carta, dei caratteri o della veste grafica, nell'oculata scelta degli apparati come introduzioni, commenti o quarte di copertina, non si manifestava infatti solo un'ovvia funzione comunicativa, ma anche una non celata dimensione concettuale, una carica significante editoriale che si andava ad aggiungere a quella autoriale del testo. In anni non ancora contaminati dalle dirompenti strategie di marketing che hanno ridotto gli aspetti materiali del libro a strumenti commerciali neppure sempre accattivanti, gli interventi editoriali della casa dello struzzo, rappresentavano un frammento di un progetto che non era solo culturale, ma anche politico, etico e morale. All'insegna di un'idea di editore, per chiosare con le parole di Giulio Einaudi che «invece di andare incontro al gusto del pubblico [...] introduce nella cultura le nuove tendenze della ricerca in ogni campo, letterario, artistico scientifico storico sociale, e lavora per fare emergere gli interessi profondi, anche se va contro la corrente» e che «invece di suscitare l'interesse epidermico, di assecondare le espressioni più in superficie ed effimere del gusto, favorisce la formazione duratura» [Severino Cesari, Giulio Einaudi, Colloquio con Giulio Einaudi, Torino, Einaudi, 2007, p. 6-7.].