Maria Gioia Tavoni • Paolo Tinti • Paola Vecchi

La Biennale del libro d'artista di Treviso

Paolo Tinti

 

L'Italia, il «bel paese» di petrarchesca memoria, è anche il paese delle favole. Immaginiamo un piccolo borgo, quale Morgano, parte dell'antica Marca, oggi della Provincia di Treviso. Celebre per gli asparagi bianchi e per la Rotonda di Badoere, Morgano è un comune di poco più di quattromila abitanti. Oltre al mensile Mercato dell'antiquariato e del collezionismo, al Mercatino dell'Artigianato e della Creatività i quali in primavera e in estate rianimano l'antico mercato voluto sin dal XVII secolo dal patriziato veneziano (si scrive Badoere ma si legga Badoer), l'Amministrazione comunale, attraverso il proprio Assessorato alla cultura, ha patrocinato qui, sulla riva sinistra del fiume Sile, l'esposizione dedicata al libro d'artista, tenutasi dall'I al 17 ottobre 2011. Vi hanno partecipato oltre quaranta artisti, in gran parte provenienti dall'Italia ma originari anche della Germania, del Canada, della Corea del Sud. La protagonista della favola è la fanciulla Murgania (eponimo travestimento della fata celtica?), che, a proprio agio fra le pagine di un libro aperto, campeggia sul manifesto della manifestazione: quello che promuove la coraggiosa Biennale Internazionale Libro d'Artista giunta nel 2013 alla seconda edizione, in programma per i primi giorni di ottobre [1º Biennale internazionale libro d'artista Treviso, <biennalelibrodartistatreviso.blogspot.it>, ultima cons.: 18.2.2013.].

L'aiutante non manca, si chiama Nabila Fluxus ed è parte della galassia dell'associazionismo privato cui ormai la nostra collettività ha demandato l'invenzione di idee, di risorse, di saperi e di passioni che lo Stato non è più in grado di richiamare a sé, di orientare e di sostenere. «Nabila» è, in verità, acronimo di «Nuovo archivio biblioteca internazionale libro d'artista». Ma la vera dea ex machina ha pure lei un nome e un cognome: Virginia Milici, esponente della Mail Art, artista e artigiana del libro, affascinata dalle avanguardie degli anni sessanta e da Frida Kahlo. Virginia, alias Virgy, con il mero patrocinio del Comune trevigiano e della Regione Veneto, raccoglie le opere, le sottopone a due distinte giurie, ne organizza l'esposizione e le premia. Non vi è infatti solo la giuria tradizionale, formata nell'edizione 2011-12 dalla Mirici stessa, da Maria Grazia Todaro (Presidente di Queen Art Studio), da Domenico Basso (Assessore alla Cultura di Morgano), da Valtero Curzi, da Peter Lussenheide (Labor Liber_Chronos, Osnabrùck), ma un premio speciale è assegnato anche da una giuria per così dire popolare, costituita dai visitatori della mostra. Una riproduzione antologica delle opere premiate dalla prima edizione, con annesse le motivazioni, è visibile sul sito, distinta nelle molte sezioni in cui si articola il riconoscimento. Spicca il Libro termitaio - Spettacolo della Natura di Giovanni Fassio, dove la materia libraria, colta nella sua dinamica biologica, sa esprimere concetti e spettacoli contrastanti, come quello della memoria e della distruzione che al tempo stesso il libro celebra.

 

Sul sito di Nabila Fluxus [Nabila Fluxus, <www.nabilafluxus.com>, ultima cons.: 18.2.2013.], inoltre, è dato percorrere le stanze di un museo virtuale dove sono esposte le opere cedute all'associazione e immortalate dalla rete: sfilano così il libro concettuale di Anna Boschi, quello in forma di tavolette di Fatima Humeurlain, quello pop di Arlene Havrot, i libri oggetto di Joel Giustozzi e di Patrizia Tictac, quello Fluxus della stessa Milici. Ci auguriamo che un giorno l'associazione trovi un luogo pubblico al quale destinare il patrimonio artistico accumulato nelle future edizioni, privilegiando nella scelta la Biblioteca comunale, sede di elezione per la custodia, la fruizione e la valorizzazione del libro, anche di quello d'artista.

 

 

Come ha insegnato Propp, ogni favola che si rispetti abbisogna del suo antagonista. In questo caso sono forse il pregiudizio d'inutilità sociale e, di conseguenza, la difficoltà di reperire risorse utili non solo a finanziare un premio in denaro (benché gli artisti possano anche vendere le proprie opere, risarcimento per il mancato guiderdone) ma anche a sostenere la formazione e l'organizzazione di una più ampia giuria di esperti cui affidare, insieme con Virginia/Virgy, la promozione dell'evento, la sua diffusione e comunicazione al pubblico, la selezione ed infine il più ampio riconoscimento alle opere e agli artisti di valore. Perché occorre che anche l'Italia prenda coscienza di quanto l'arte possa favorire la vita piena di una comunità - locale, nazionale e internazionale - in tutti i suoi aspetti, anche economici. E nelle more dei necessari interventi pubblici, sull'esempio di moltissimi paesi europei, dove si stipendiano gli artisti tanto più se giovani e sconosciuti, non resta che raccontare un'altra favola, quella in cui al mecenatismo tradizionale si affianchi un vero e proprio sistema del welfare sociale dell'arte. Una favola, beninteso, non per addormentarsi ma per sognare un paese ancora possibile, più bello di come lo descrissero un'antica poesia e un antico libro.