Maria Gioia Tavoni • Paolo Tinti • Paola Vecchi

Le biblioteche si mostrano

di Maria Gioia Tavoni

 

Le molte chanches offerte quest’anno da Artelibro, manifestazione sempre più radicata nel territorio e in grado di smuovere molte istituzioni, non ha consentito di poter essere presente a tutte le iniziative, in particolare a quelle che maggiormente avrebbero interessato «TECA». Nell?ambito delle «Biblioteche si mostrano» ho potuto partecipare di persona solo a quella promossa dal Dipartimento di Archeologia, a cura di Antonella Tonelli e Anna Maria Brizzolara e dei loro collaboratori, che si è tenuta nel loggiato inferiore di San Giovanni in Monte.

Mi sono comunque giunte voci tutte positive sulle altre mostre volte a concorrere al piano predisposto di Artelibro, in intesa con l?Università di Bologna, per rendere partecipi cittadini e visitatori delle grandi risorse artistico-documentarie, di argomento archeologico e antiquario, possedute dall?Alma Mater. Ricordo pertanto ai lettori di «TECA» il corollario ricco e interessante delle altre esposizioni bolognesi, cogliendo anche dal sito di Artelibro.

Nella Biblioteca del Dipartimento di Arti Visive è stata esposta una selezione di albumine di argomento archeologico provenienti dalla cospicua collezione di foto dello storico dell?arte Igino Benvenuto Supino (1858-1940). Presso la Fondazione Zeri i visitatori hanno potuto ammirare una selezione di fotografie antiche della fototeca di Federico Zeri, affascinanti testimonianze della fine dell'Ottocento e dei primi trent'anni del Novecento. La Biblioteca di Ingegneria «Gian Paolo Dore» ha esposto volumi con splendide illustrazioni che documentano le origini dell?archeologia come disciplina, e ha saputo cogliere, dai materiali messi in mostra, la contemporanea interazione tra archeologia e ingegneria.

Ad Archeologia, ho potuto invece ammirare “pezzi” bibliografici, libri di rilevante peso editoriale. Essi documentano, soprattutto attraverso le loro tavole illustrative, il percorso della disciplina la quale, come ha ricordato Andrea Carandini nella sua Lectio magistralis che ha coinvolto e commosso tutti i presenti, è giovane. Nonostante la sua verde età, se perseguita a vari livelli essa porta alla «felicità», intesa quale pienezza che si ottiene dall?amore della ricerca sul campo e dallo studio. Il fascino dei libri esibiti avvalora la tesi di Carandini: libri antichi ma pure libri rari, provenienti in gran parte dal fondo di Pericle Ducati (1880-1944), ma anche da recenti acquisizioni sotto l?infaticabile egida di Giuseppe Sassatelli, si mostrano dalle bacheche di San Giovanni in Monte e procurano grande piacere. Le schede descrittive ma pure interpretative, svelano momenti e aspetti legati agli autori e pure a testi celeberrimi. I frontespizi ci parlano anche di Bologna dove la disciplina si è ancorata presto alla realtà locale: sfilano i tipografi bolognesi legati all?officina Pisarri con i Marmora Felsinea, i faentini Archi delle Antichità di Sarsina, ma anche il Pasquali di Venezia con Antichità di Rimino, la tipografia napoletana degli Scavi di Pompei a cui si riconnettono gli autori Carlo Cesare Malvasia; Filippo Antonini; Giuseppe Fiorelli, per non citare che le edizioni più antiche esposte. Una bacheca è dedicata – e non poteva non esserlo – al nume Winckelmann e alle sue Opere nell?edizione pratese dei fratelli Giachetti, pubblicata fra il 1830 e il 1834. Winckelmann è ricordato nella bella scheda a corollario dell?iniziativa espositiva, come l?autore che con criterio evoluzionistico distinse quattro stili e che, con la sua visione «Ellocentrica», contribuì ad orientare «la ricerca verso il mondo greco». Altre rarità sono da considerarsi alcuni esemplari di edizioni tardo ottocentesche le cui raffigurazioni, in particolare quelle di manufatti etruschi, raggiungono vette di precisione ineguagliabili.

Assai godibile è dunque questa piccola ma preziosa esposizione che mette in risalto anche le anomalie della stampa riproducendo modelli, che hanno portato alle loro inversione sulla pagina tipografica, frutto di bulini senza specchi per l?incisione delle gustose vignette che accampano al frontespizio. Essa è godibile fino al punto da augurarci che l?occasione possa rinnovarsi e che altre indicazioni, quali la provenienza, un discorso più preciso sulle diverse edizioni, percorsi didattici più mirati, ne facciano un punto di forza perché possa divenire una mostra permanente entro il Dipartimento di Archeologia anche a beneficio degli studenti.