Maria Gioia Tavoni • Paolo Tinti • Paola Vecchi

Un incontro sui facsimili ad Artelibro

di Maria Gioia Tavoni

 

(Bologna, 23 settembre 2011)

Importante e persuasivo è stato l?incontro della mattina del 23 settembre, nell?ambito di Artelibro, rivolto alle edizioni facsimilari, i libri più vicini agli originali. Esso ha occupato un mezza giornata e ha proceduto con vari interventi, chiudendosi con un’interessante tavola rotonda. Dapprima si è avuto il resoconto dello stato del libro italiano d’arte nel complesso delle edizioni a stampa del 2010. Purtroppo il settore ha fatto registrare, dopo precedenti impennate, un forte calo da imputarsi all?attuale congiuntura economica che ha distratto perfino gli acquirenti forti. Stato della situazione e percentuali potranno leggersi nel prossimo numero del «Giornale della Libreria», di cui è stato distribuito agli intervenuti il numero di settembre.

I libri in facsimile di certo non sono poca cosa all?interno del mercato italiano del libro d’arte: è infatti una fetta importante raggiungendo il 24% del comparto con i soli propri titoli. Anche qui, tuttavia, si sono riscontrate disaffezioni dovute alla perdita di clienti soprattutto del ceto medio. È comunque un settore che ancora regge, in particolare facendo leva sul collezionismo e sulle biblioteche, quando queste avvertono lo stimolo e trovano i mezzi per custodire i loro più preziosi tesori, realizzandone copie del tutto similari che evitano di dare in lettura al pubblico gli originali. Questa politica, che a nostro avviso è assai più mirata di quella della scansione indiscriminata di interi fondi che, sottoposti a stress, possono in certi casi provocare conseguenze ancora imprevedibili, acquista senso proprio in virtù dei minori traumi a cui vengono sottoposti gli originali, sull?uso cioè meno invasivo con cui ci si accosta ad un volumen o ad un codex vetusto e pertanto particolarmente sensibile. Sebbene priva dei moderni marcatori che rendono la lettura più facilitata come avviene per alcune edizioni scansionate, l?età dei microfilm ascrivibile soprattutto agli anni setttanta e ottanta del Novecento, è stata un’età d’oro anche considerando i costi estremamente ridotti di quei procedimenti.

Ma tornando agli interventi che si sono succeduti, va rilevato che hanno parlato alcuni fra i responsabili delle maggiori case editrici di facsimili, oltre ai più noti operatori della carta che hanno distribuito un quaderno dei materiali su cui si andranno ad imprimere le foto delle pagine delle edizioni facsimilari. Carta grassa ottenuta ancora con le macchine olandesi secondo le antiche procedure che consentono la sospensione della cellulosa e la raffinazione della stessa per ottenere una materia molto simile a quella del codice o libro che si vuole riprodurre. Non è solo la materia scrittoria comunque il cardine del facsimile, come ci è stato ricordato: è la sua lunga preparazione affidata a specialisti che generano volumi di qualità per la cui confezione ci vogliono in media due o tre anni fra la scelta, la riproduzione, la curatela del libro di corredo e la legatura del tutto simile all?originale. I tempi lunghi e i materiali usati generano alti costi di produzione e portano a un prodotto molto caro che possono permetterselo sempre meno persone riconducibili oramai quasi esclusivamente ai collezionisti del particolare settore di produzione.

Quanto agli editori che vi si dedicano, indubbia è la loro passione da più parti messa sul tappeto. Da case editrici come la Giunti fiorentina, che si è dedicata solo all?opera completa di Leonardo, il cui costo globale supera i centomila euro, e che a fianco di queste riproduzioni ha dato vita a numerosi libri d’arte di cui il suo catalogo è espressione diretta; alla Panini che partita, come è noto, dalle figurine ora ha raggiunto un’acme della riproduzione facsimilare pure filologica, accorpando anche parti non più legate al codice e che, per storia di vandalismi antiquariali, si trovano in mano di privati o in raccolte pubbliche. Lo scopo è di riconsegnare alla lettura e alla vista, e pure alla sensazione tattile, un prodotto molto vicino all?originale prima delle incursioni piratesche che lo hanno smembrato. Riprodurre quanto più possibile i tesori custoditi dalle istituzioni pubbliche e anche dalle private, è l?imperativo che anima tutte le case editrice del settore: una impostazione che passa attraverso molti mestieri, compreso quello del bibliotecario. Al quale bisognerebbe riconsegnare il ruolo avuto nel passato di propulsore efficiente ed efficace per sempre nuove realizzazioni, dotandolo dei mezzi finanziari necessari per intraprendere strade di conservazione che guardino al futuro, senza sottrazioni di lettura improprie e senza arroccarsi dietro la facciata di una custodia spesse volte al limite dell?invalicabile.