Maria Gioia Tavoni • Paolo Tinti • Paola Vecchi

Le dimensioni infinite della carta.
Intervista a Giulio Paolini

a cura di Giovanna Pesci Enriques e Irene Guzman

 

Incontriamo Giulio Paolini in occasione dell’allestimento della mostra Libro / Opera. Viaggio nelle pagine d’artista. 1958 - 2011 che riunisce 200 tra libri e edizioni d’artista della collezione dell’editore ravennate Danilo Montanari, pubblicati in Italia negli ultimi cinquant’anni. Gli artisti coinvolti in questa particolare «retrospettiva su carta» sono tutti artisti che hanno dedicato al libro una parte fondante della propria opera, ma è in particolare con Giulio Paolini che Danilo Montanari stabilisce una collaborazione intensa che parte nel 1985 con la pubblicazione della monografia curata da Bruno Corà e Saverio Vertone per arrivare ai lavori su carta più recenti.

Maestro, la Sua produzione di libri è vasta e importante. Lei stesso ha confessato che difficilmente resiste a chi Le chiede di creare un nuovo libro. Da dove viene quest’amore per la carta e per il libro?

Questa particolare attitudine mi proviene in parte dalla mia formazione in ambito grafico. Ma credo più specificamente provenga da una sorta di attrazione devozionale per la carta stampata e ancor più per quell’oggetto sacrale che è il libro. Arrivo a dire che, oggi come oggi, sento con maggiore convinzione la scommessa di affrontare il progetto di un libro piuttosto che quello di un’esposizione. Quello che limita e costringe un’esposizione in un certo periodo di tempo è al contrario per il libro il suo passepartout che gli consente di «conservarsi» al di là di ogni vincolo di spazio e si tempo.

Geometria, essenzialità, prospettiva, lo spazio dell’atelier, della stanza in cui lavora sono elementi portanti della sua opera. Provengono anche questi elementi dai Suoi studi di grafica?

Assolutamente sì, i miei studi grafici mi hanno insegnato a leggere e considerare lo spazio attraverso quelle coordinate tipiche della pagina: la pagina come la tela o la parete di un museo. I quattro volumi che ho intitolato Pagine, esposti nell’ «abside» della magnifica Biblioteca Universitaria di Bologna per la mostra Libro/Opera sembrano proprio lì ad alludere alla possibilità che pagine e opera coincidano. L’intero itinerario della mostra pare raccontare il dialogo senza fine che il modesto spazio di una pagina possa intrattenere con l’ampia volta della biblioteca e, per estensione, con l’immensità della volta celeste.

Il movimento artistico al quale spesso Lei è collegato è l’Arte povera. In realtà i suoi temi sono ricchi di attributi letterari e riferimenti mitologici. Non c’è contraddizione?

In arte, se posso ritenermi abilitato a considerarmi abitante di quella dimensione, la contraddizione palese o nascosta è sempre in agguato. Voglio dire cioè che, pur in osservanza di una certa coerenza stilistica, ogni opera conosce da sola e di volta in volta la propria regola. Materiali e segni elementari possono benissimo convivere con l’eco di antiche memorie.

Il tema di Artelibro 2011 è l’Archeologia, dunque l'analisi del passato attraverso scansioni temporali. Nel 2009 al Museo Archeologico Nazionale di Napoli inaugurò una Sua mostra che ripartiva lo spazio con 12 opere come lo scandire delle ore di una Meridiana presente nella Sala. Il tema del Tempo sembra importantissimo nel Suo lavoro: come si sviluppa?

Si sviluppa nell’affannosa mia fatica di cercare di fermarlo… Al di là della battuta, è proprio il Tempo a suggerire, senza quasi che io me ne accorga, ogni mio pensiero o gesto intorno a quella materia inafferrabile che è l’arte.