Maria Gioia Tavoni • Paolo Tinti • Paola Vecchi

BUK, Festival della piccola e media editoria

Foro Boario di Modena, 3-4 marzo 2012

di Paola Vecchi Galli

 

Si è svolta a Modena, in un clima di affollata e festosa kermesse, la quinta edizione di BUK - Festival della piccola e media editoria, organizzata dal Comune di Modena, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e dalla Associazione culturale ProgettArte (con il patrocinio del Ministero per Beni e le attività culturali, di Regione, Provincia e Università di Modena e Reggio Emilia). Numerosi i punti a favore dell’iniziativa: come l’attenzione di un pubblico folto e composito (adulti e bambini, giornalisti, professori e scrittori, addetti ai lavori o semplici lettori), che già nell’incontro del 2011 aveva raggiunto il picco di circa ventimila presenze; e l’alta partecipazione degli espositori, che ha sfiorato il centinaio, a testimoniare una realtà non solo locale (sono per altro una cinquantina le case editrici oggi attive a Modena), ma ben distribuita su tutto il territorio nazionale, da Torino a Cagliari, da Monselice a Enna e a Messina (se ne può consultare l’elenco nel sito www.bukmodena.it).

Parlare di libri, oggi, significa inoltrarsi in un campo difficile, votato alla mutazione e a una complessa – talvolta convulsa – progettualità. Se il settore conosce una crisi economica che è anche crisi di affezione, è pur vero che l’omologazione dei prodotti offerti dalla grande editoria – si pensi ad esempio alla battaglia della narrativa a 10 euro oggi combattuta dalle maggiori testate – talora non asseconda la qualità e la ‘polisemia’ del libro, oggetto per sua natura curioso e poliedrico, eccentrico e variegato, mai riducibile alle mere ragioni del mercato. A questa esigenza di pluralità e di varietà risponde in pieno la piccola editoria, solitamente penalizzata da circuiti di distribuzione che al più le riservano un risicato scaffale espositivo nelle librerie maggiori (e dunque condannato a confinarsi nelle non sempre entusiasmanti librerie ‘specializzate’), e nondimeno premiata da fruitori partecipi e appassionati.

Non si pensi tuttavia che ‘piccolo’ significhi necessariamente ‘minore’ o ‘settoriale’: il panorama della piccola e media editoria presente a Modena ha coperto infatti ogni contenuto e ogni forma, dal libro per bambini e ragazzi alla narrativa e al teatro, dall’esoterismo alla naturopatia alla medicina al libro scolastico, dal saggio letterario (impagabile il Contini di Dove va la cultura europea?, 1946, ora recuperato con amore filologico da Quodlibet) al libro d’arte alla collana storica, dalla religione alla politica, dal catalogo del bibliofilo all’editoria musicale all’audio book all’ebook e così via, con un occhio rivolto a tutto il mondo. Le iniziative di approfondimento e di incontro – grazie alle quali la fiera è appunto divenuta Festival – ne hanno sottolineato la valenza molteplice e la ricaduta in termini di fruizione e diffusione, a partire dal Seminario di apertura a più voci su «Pertinenza e autorevolezza delle fonti»: a conferma del fatto che, ove sia presente un’occasione appetitosa di scambio culturale, la risposta dei lettori è sempre positiva. A Modena favorita anche dalla presentazione dei libri su banchetti, a contatto immediato di ogni mano, invece che segregati in più aulici padiglioni.

Fra gli eventi promossi da BUK – e senza volere far torto al susseguirsi di premi letterari, dialoghi, tavole rotonde, interventi su libri e su autori più o meno famosi – si vuole qui citare soltanto il primo: parliamo della presentazione di Guanda, Delfini e la cultura modenese, a cura di Giorgio Montecchi e di Anna Rosa Venturi (Modena, Artestampa, 2012), atti del Convegno svoltosi a Modena il 19-20 aprile 2007 su iniziativa di Emilio Mattioli. Il volume, che ripercorre i vent’anni del milieu modenese durante il fascismo (dal 1920 al 1940) nel nome di due grandi protagonisti, il narratore Antonio Delfini e l’editore Ugo Guandalini, è reso ancora più prezioso dalle illustrazioni spesso inedite, e annovera, fra gli altri, saggi di Alberto Bertoni, Rossella Bonfatti, Stefano Calabrese, Massimo Castoldi, Alberto Melloni, Fabio Marri, Giorgio Montecchi, Carlo Alberto Sitta.

Infine, fra i libri presenti al Festival, almeno una breve segnalazione merita l’opera di Fabrizio Govi I classici che hanno fatto l’Italia. Per un nuovo canone bio-bibliografico degli autori italiani (Modena, Giorgio Regnani editore, 2010, con un’introduzione di Giovanni Ragone e una nota di Umberto Pregliasco): appunto ‘canone’ più che ‘catalogo’, ovvero descrizione a parte subiecti di quattrocento libri a stampa che hanno definito la nostra identità e la nostra memoria. Si passa perciò dai titoli più antichi – incunaboli rarissimi quasi tutti di natura letteraria (ma forse il primo libro stampato in Italia sono la Vita et miraculi de San Francesco, Roma, Stampatore dell’Apocalisse, 1467-1476, a significativo pendant delle Laudes creaturarum francescane, primo testo poetico della nostra lingua) – ai recentissimi: la quattrocentesima e ultima scheda è il bestseller Gomorra di Roberto Saviano. Se oggi è sempre più difficile definire un classico, piace l’idea di un tentativo coraggioso – anche se perfettibile – di comporre una storia della cultura nazionale attraverso i libri a stampa che, secolo dopo secolo, l’hanno formata.