Maria Gioia Tavoni • Paolo Tinti • Paola Vecchi

I libri si tramandano

di Maria Gioia Tavoni

 

Che i libri si tramandino di generazione in generazione è cosa nota. Tuttavia va osservato che ciò avveniva prevalentemente nel passato. Ora gli eredi sono ben consapevoli del valore venale delle collezioni pervenute loro e sempre più spesso si assiste al depauperamento, quando non all’azzeramento di intere collezioni, smembrate in parte o vendute in blocco. Dai cataloghi di antiquariato si evince infatti, quando indicato, che molte tranches librarie, che recano ancora gli ex libris di appartenenza, sono passate dalle librerie familiari ai palchetti degli antiquari, spesso a seguito di vendite anche parcellizzate nel tempo. E le vendite differite, dovute a esigenze, personali, non fanno che disperdere ancora di più il nesso che univa i volumi fra loro, a testimonianza degli interessi di lettura e/o di collezionismo di coloro che li avevano adunati. Ecco perché le mostre delle biblioteche dell’Università di Bologna, allestite in occasione della celebre manifestazione annuale di Artelibro, quest’anno dedicata al collezionismo, consentono di affermare in prima istanza che donare alle istituzioni permette non solo di tesaurizzare patrimoni identificativi di gusti e scelte culturali importanti, ma consente anche di svelare forme di collezionismo a volte strettamente riconducibili agli interessi dei possessori, o di dimostrare scelte meditate di smanie estetico-culturale. Il richiamo petrarchesco contenuto nel titolo di una delle iniziative «La brama di cose degne non è da ritenersi indegna» ci riconduce alla passione che ha sempre animato molti studiosi, i quali dal possesso di numerosi libri hanno sempre tratto “una maggiore avidità di possederne”, come chiosa il poeta di Arquà nella celebre lettera ad Anchiseo.

Molti dei fondi antichi presenti nelle biblioteche dell’Università di Bologna si devono infatti alla passione bibliofila dei professori dell'Alma Mater. Tali presenze dimostrano come siano stati accumulati patrimoni librari fortunatamente pervenuti fino a noi. Non sempre, però, si tratta di collezioni appartenute a maestri della nostra università: spesso si è di fronte alla capacità di acquisizione propria di docenti impegnati nell’aggiornamento e nell’arricchimento delle biblioteche dell’Ateneo in cui hanno svolto la loro attività di ricerca e didattica.

Le piccole ma succose esposizioni hanno un valore aggiunto: la possibilità di vedere esposti per la prima volta volumi che non erano stati mai messi in mostra, di ammirarli cioè in sedi universitarie che eccezionalmente si aprono a un pubblico più vasto.

Niccolò Tedeschi, Prima interpretationum in primum Decretal. librum pars, virorum doctis. accurato sanè et vigili studio ... recognita, ... Accesserunt quoque summopere utiles ac necessariae ... praecisae restitutiones. Lugduni, ad candentis Salamandrae insigne in vico Mercenario apud Senetonios fratres, 1547

Dopo questo breve preambolo, ci accingiamo a entrare nel vivo delle esposizioni, che resteranno aperte anche dopo la fine di Artelibro, ovvero dopo il 23 di settembre.

Alla «Bigiavi» si potranno ammirare ventuno volumi, la maggior parte dei quali sono rappresentativi delle acquisizioni volute da Walter Bigiavi (1904-1968, docente di diritto commerciale, Preside della Facoltà di Economia e Commercio dal 1952 al 1967 e Rettore ad interim dell'Università di Bologna nel 1968, Direttore dell'allora Biblioteca Centrale della Facoltà di Economia e Commercio dal 1947 alla morte), mentre cinque volumi provengono dalla biblioteca personale dello studioso. Il fondo personale di Bigiavi ammonta a circa 7.000 monografie, 156 testate di periodici e 10.000 tra opuscoli, estratti da riviste e carte private. Sebbene il fondo personale di Bigiavi non sia di proprietà dell’Alma Mater, la CARISBO, che ne detiene il possesso, dal 1970 ne ha concesso il diritto d'uso all'Università di Bologna. Sono tutte unità librarie custodite nella Biblioteca che ancor oggi porta il nome del suo fondatore a testimonianza del doppio binario di prestigiose raccolte dovute a docenti illuminati.

Nelle note che corredano i volumi esibiti per l’occasione sono state segnalate, in quanto significative, le date e le fonti di acquisizione, talvolta anche il prezzo convertito in euro attuali, se utile. Diversi volumi presentano gli ex-libris di precedenti proprietari, indicati quando importanti. È così che riaffiorano documenti di grande rilevanza: un volume precedentemente appartenuto al poeta Giorgio Caproni o un altro libro passato di mano in mano quale il famoso Fabbrini annotato e interfoliato in vista di una nuova edizione, posseduto dalla Biblioteca Galletti,  poi da Landau.

La scelta dei volumi mira a rendere visibile la scelta sagace di chi ha saputo dotare la Biblioteca di testi fondamentali, veri e propri "puntelli" della bibliografia, a testimonianza di una straordinaria sensibilità ai fondamenti storici delle discipline giuridico-economiche. I visitatori potranno sfogliare "virtualmente" una decina di testi selezionati per interesse e qualità, tra i quali quello del Fabbrini, presentato in visione sinottica con una copia senza annotazioni.

Justus Henning Böhmer, Ius ecclesiasticum protestantium, usum modernum iuris canonici iuxta seriem Decretalium ostendens, et ipsis rerum argumentis illustrans, adiecto duplici indice. Halae, typis et impensis Orphanotrophei, 1714

Al Dipartimento di Arti visive sono in mostra libri dovuti alla sensibilità di raccoglitori d’eccezione quali Igino Benvenuto Supino e Carlo Volpe, maestri dell’Alma Mater che con i loro rispettivi fondi e con nuove acquisizioni per la biblioteca dapprima d’Istituto e poi di Dipartimento, hanno impreziosito una delle raccolte più significative di arte di tutta la Penisola, paragonabile solo a quella fiorentina dell’Istituto Germanico.

A Supino si deve il primo insegnamento a Bologna di Storia dell’Arte (il concorso fu bandito nel 1906, ma attivato l’anno successivo). A lui è stata dedicata la biblioteca, nella quale profuse molte delle sue energie. Fu poliedrico animatore culturale: seppe infatti intrattenere rapporti stretti sia col mondo dell’editoria sia con quello delle istituzioni. Nel 1889 Supino avviò una collaborazione con varie riviste del settore, l' «Arte», «L'Archivio storico dell'Arte», la «Rivista d'Arte» (della quale fu tra i primi fondatori). Il suo contributo rimase costante fino alle leggi razziali che lo espulsero dall’Università. I suoi libri sono una fedele testimonianza dell’intreccio che egli seppe attuare fra arte e scienza. Le riviste esposte documentano fra l’altro lo stato dell’arte all’inizio del Novecento e le molte foto di cui si avvalse lo studioso anche per proprie opere sono una testimonianza assai importante dell’utilizzo di questo mezzo espressivo in aiuto alla disciplina.

Carlo Volpe, per pochi mesi primo direttore del Dipartimento di Arti visive, allievo di Roberto Longhi, specialista riconosciuto nel difficile campo dei “primitivi”, e studioso di chiara fama non solo di Medioevo ma pure delle espressioni più genuine dell’ età moderna, rappresenta anch’egli una punta di diamante dell’Ateneo bolognese. I suoi libri, uniti a espressioni della sua personale fototeca, a cartoline, lettere e altro materiale illustrativo, attestano il dialogo che lo studioso intrattenne con tutte le arti, per fornire documentazione importante del suo procedere anche nei confronti degli stili di cui si occupò. In entrambi gli studiosi è vivo e palpitante, come dimostra l’esposizione dei loro materiali, l’amore per Bologna e per le sue espressioni artistiche.

La mostra è opera degli iscritti alla Scuola di dottorato in Archeologia e Storia dell’arte, coordinati da Marinella Pigozzi, che si sono divisi gli argomenti in modo da fornire una campionatura esauriente dei problemi affrontati da Supino e da Volpe con l’ausilio della fotografia, come si legge nell’opuscolo illustrativo, distribuito ai visitatori.

Al Dipartimento di Scienze Giuridiche «Antonio Cicu», sorto come Seminario giuridico nel 1911, inscindibile dalla sua biblioteca, la quale vanta collezioni librarie richieste con document delivery in lettura da mezzo mondo, una scelta oculata e stimolante mette in risalto un posseduto di rarissima rilevanza. Il fondo antico è composto da 8.000 volumi all'incirca. In mostra andranno 24 tomi, comprendenti: quattordici Cinquecentine, tre Seicentine, tre edizioni del Settecento. I testi esposti sono stati selezionati all'interno delle biblioteche private di quattro docenti di giurisprudenza, attivi tra fine '800 e prima metà del '900. Si tratta di nomi altisonanti: Giuseppe Brini, più volte Preside della Facoltà di Giurisprudenza a Bologna il quale donò ancora in vita parte dei suoi libri all’Istituto giuridico che, alla sua morte, pervennero tutti all’Istituto, come egli volle con il proprio disposto testamentario, Andrea Galante, Scipione Gemma, Pier Silverio Leicht, quest'ultimo, tra l'altro, fondatore nel 1930 della benemerita Associazione italiana biblioteche. Tra i volumi in mostra si segnalano, per l’impatto che hanno avuto nel dibattito internazionale, il commento alle Decretali di Justus Henning Böhmer, il più insigne canonista tedesco, che rappresenta un testo fondamentale nell'ambito del diritto canonico protestante. Un’altra opera che brilla fra quelle esposte è quella di sant’Ambrogio, stampata a Roma fra il 1579 e il 1587, silloge commentata dai più illustri dottori della Chiesa, in cui, particolarmente interessante per la sua efficacia, vi è il ritratto dell'autore presente in tutti i volumi.

Chiude le mostre ospitate nelle sedi universitarie l’esposizione della biblioteca della Fondazione Zeri, formata da una biblioteca d’arte (circa 85.000 volumi tra libri d’arte, cataloghi d’asta e periodici) con una fototeca ricchissima (circa 290.000 fotografie), un fiore all’occhiello del nostro Ateneo sostenuto dalla lucida e appassionata direzione di Anna Ottani Cavina. La mostra, incentrata sui catalogi d’asta di cui la Biblioteca Zeri possiede la più importante collezione italiana (circa 37.000 unità), consente di ripercorrere la strada di intere collezioni poste in vendita e di rintracciare opere molto spesso finite presso privati per cui le foto sono a volte la via maestra per recuperare visivamente un patrimonio disperso. L’assunto di quest’anno di Artelibro «raccogliere è seminare» trova anche in questa iniziativa un suo pregnante significato: collezionare strumenti apparentemente insignificanti vuol dire lasciare testimonianze in grado di tramandare memorie imprescindibili per lo studio dell’arte nelle sue varie sfacettature.

Quanto alla scelta del Sistema Bibliotecario di Ateneo, è importante precisare che esso ha privilegiato le biblioteche che hanno schedato tutto il loro patrimonio antico anche con le indicazioni delle provenienze. È questo il motivo che ha impedito di coinvolgere altre istituzioni, quali ad esempio la biblioteca del Dipartimento di Filologia classica e Italianistica, che pure conserva ‘pezzi’ di inestimabile valore, provenienti anche da professori-collezionisti, che hanno insegnato nell’Alma Mater.

Le mostre delle biblioteche dell’Ateneo bolognese prescelte stanno, dunque, a dimostrare che, quando c’è fiducia nell’operato delle istituzioni il dono delle collezioni librarie costituisce un attestato di stima e di profonda empatia, che ci consente di affermare che i libri si tramandano là dove si sono formate massime competenze, fuori da ogni calcolo e convenienza.