Maria Gioia Tavoni • Paolo Tinti • Paola Vecchi

I libri della PulcinoElefante

In visita alla private press di Alberto Casiraghy: la leggerezza dei suoi «prodotti».

di Maria Gioia Tavoni

 

Sembrerebbe che i libri della PulcinoElefante non debbano interessare una rivista bibliografica in quanto non sono libri che parlano di libri, ma libri che ci parlano in quanto tali, belli da vedere, da toccare e sfogliare. Sta in questo assunto la giustificazione a che se ne parli e si facciano vedere anche in Teca, che si è riservata questa rubrica per discorrere di piccole e medie case editrici che producono volumi fuori dal circuito tradizionale del commercio su larga scala.

I libri della PulcinoElefante sono piccoli, curati; contengono solo poche frasi a stampa; sono impreziositi da illustrazioni anche di celebrità del mondo della poesia e della cultura; sono moltissimi, oltre ottomila in trent'anni e sono tirati in 30 o massimo 35 copie e venduti a 10 euro l'uno. Sono stampati a mano con caratteri di piombo sottratti alla dispersione, usando soprattutto caratteri bodoniani. Formano insomma un catalogo di una 'casa' editrice sui generis in quanto è proprio in casa che si compone e si stampa, come precisa il suo ideatore e costruttore, che tiene ordinate nella sua camera da letto tutte, proprio tutte le sue «creature». Le edizioni si devono infatti alla lucida intelligenza e alla capacità editoriale di Alberto Casiraghy, il quale, unico vezzo, ha mutato il suo cognome perché nella forma originale è troppo diffuso nella sua zona. Casiraghy non ha email né tanto meno sito internet e stampa ancora manualmente, spedendo di persona, per posta regolare, i suoi «prodotti» che da buon «panettiere», come lo ha definito Vanni Scheiwiller, produce con ritmo quotidiano, almeno uno al giorno. Si avvale di una macchina tipografica italiana, una Audax Nebiolo – comperata all’epoca per un milione di lire – che sforna i suoi libri, veri e propri frammenti di un mondo interiore pieno di saggezza antica.

Dalla sua 'casa' editrice sono passati personaggi celebri e tanti amici, a cominciare proprio da Scheiwiller, il mai dimenticato artista di libri che tutti vorrebbero sui palchetti delle proprie librerie, il quale gli ha organizzato ben due cataloghi storici, l’uno che parte dal 1982 e arriva al 1996 e l’altro che si protrae fino al 2004 (rispettivamente Milano: all’insegna del Pesce d’oro 1997 e, a cura di Giorgio Maticchio, Milano: Libri di Scheiwiller 2005).

Insieme con Barbara Sghiavetta, dopo aver visto la sua stimolante mostra a Russi di Romagna (12 maggio-17 giugno 2012), allestita con entusiasmo e competenza da Gianni Zauli, animatore senza pari di libri d'artista, sono andata a trovare Casiraghy a Osnago in Brianza, paese natale e sede della sua residenza che coincide con la sua private press, per sottoporlo a un'intervista. Mai impresa fu tanto difficile: Casiraghy ha svicolato a ogni nostra domanda ed è risultato impossibile fermarlo su alcune questioni; saltabeccava da un’idea all’altra ponendoci a sua volta delle domande e dandoci un quadro della sua attività fresco come appena dipinto, umido perché intriso di commozione, vivace e appassionante.

I suoi esordi sono in tipografia: ha composto la prima pagina del «Giornale» per Indro Montanelli, che lo ha prescelto fra tanti stampatori nella redazione della Same di Piazza Cavour a Milano; ha fatto poi il liutaio e lo scenografo – tuttora suona e dipinge – fino al 1982 quando ha deciso di mettere a frutto le tante competenze acquisite e a prova la sua capacità poetica – è autore di raccolte di poesie e aforismi, citati anche da Gino Ruozzi nel Domenicale del «Sole24ore» (22 luglio 2012) – e le sue «schegge», ironiche e lievi, si sono intersecate col suo amore per il libro. Per «gioco» ma soprattutto per la necessità di «interagire con le persone» ha fondato la PulcinoElefante. Si è dedicato pertanto a divenire l’interprete di quanti gli sottoponevano frasi brevi, aforismi, detti, citazioni, poesie corredate da immagini le più diverse: fotografie; legni incisi (ne possiede oltre mille frutto dell’intaglio di Adriano Porazzi, maestro xilografo e suo indimenticato amico); disegni; collage; ma anche oggetti come vetri, ceramiche, nastri, bustine piene di colori, fino a pezzi di titanio artisticamente lavorati dallo scienziato Pietro Pedeferri, figura ricorrente, rievocata con forte stima, nei racconti di questo bizzarro editore. Le opere d'arte inserite nei libretti sono ricevute dalla più svariata committenza con la quale divide esattamente a metà la contenutissima tiratura che, senza tema di essere smentiti, si può dire entri immediatamente nel circuito dei collezionisti i quali si contendono i libricini a prezzi vertiginosi rispetto ai prezzi di vendita. Ma Casiraghy non aspira al collezionismo: la sua poetica è dare la possibilità a tutti di realizzare il loro libro, dal grande artista affermato al bambino che viene a bussare alla sua porta con i suoi primi versi, e trarre giovamento dagli incontri e degli scambi umani che ogni libro genera. «Il privilegio di questo lavoro è che ogni giorno viene in questa casa un nuovo autore a fare il suo libro. Il libro così ogni volta è diverso, racchiude la mia e la sua personalità»; da qui la necessità di stampare e la «politica del prezzo etico» di 10 euro per tutti i libri, a prescindere dalla notorietà dell’autore.

La sua filosofia è di non scontentare nessuno e di stampare tutto quello che gli viene richiesto e assegnato. Avendogli posto il quesito se si sente un editore tradizionale, ovvero un mediatore fra autore e pubblico dei lettori, un mediatore che sceglie e promuove le pubblicazioni, ci ha risposto con un aneddoto. Una signora alla quale era morto il marito è andata da lui a Osnago con brutti disegni e con una frase poco rappresentativa con l’intenzione di realizzare un libro in ricordo del coniuge defunto. Casiraghy non si è tirato indietro e gli ha pubblicato il libretto. Nel vedere dipinte sul viso della sua committente la commozione e la gioia al cospetto della pubblicazione terminata si è sentito completamente appagato: «è il rapporto che si instaura con le persone la cosa più importante»; «la mia è un’esperienza antropologica basata sull’incontro umano» così ci ha detto, siglando con queste frasi il suo essere un editore fuori da qualsiasi norma e costrizione. E nella crisi che attanaglia il settore del libro cartaceo Casiraghy è un’eccezione: più di 500 sono i libri che deve pubblicare ancora per essere in pari con la committenza. L’originalità paga.

Quanto ad alcuni dei suoi prodotti e alla speculazione che vi sta a monte spesso Casiraghy è stato accostato a André Breton e a André Masson. E che i suoi aforismi e i suoi disegni siano pari alle invenzioni dei surrealisti, lo ha detto perfino Giuseppe Pontiggia. Ma non sia citato a caso anche Calvino inteso quale autore pronto a sottrarre peso alle parole: è alla leggerezza di Calvino che infatti il lavoro artigianale e la poesia di Casiraghy possono essere ricondotti. Anche durante il nostro lungo incontro mai una parola di troppo, mai un attimo di smarrimento: come un folletto si aggirava nelle due stanze a pianterreno che ospitano anche la strumentazione del suo lavoro districandosi fra innumerevoli oggetti inusuali appesi e appoggiati nei pochi spazi liberi da carte, colle e pennarelli colorati di quella che è una sorta di moderna Wunderkammer dicendo quasi fra sè e sè: «qui non si perde nulla, ma si smarrisce molto». In quello spazio magico molti oggetti quotidiani acquistano un senso originale. Così il dischetto per computer appeso con un filo ad una finestra ha una sua giustificazione: consente infatti alla luce di rifrangersi nella sala nelle calde ore della sera e di illuminare ancora un poco la sua piena giornata lavorativa. Si staccava da noi spesso per rispondere al telefono. Tante sono le persone che lo cercano: vogliono libri, vogliono che faccia mostre, vogliono che vada nelle scuole e nelle carceri con le sue attrezzature per spiegare a bimbi e a reclusi il miracolo della stampa manuale e della poesia che accompagna i suoi lavori.

Con Alda Merini c’è stato un profondo sodalizio. Ed è qui che avviene la piena delle sue parole: quasi vent’anni e quasi 2000 libretti sono il frutto della loro solida e incontrastata amicizia, i cui ricordi ancora affollano la sua mente. Ma contemporaneamente alla Merini, che gli riservava poesie ancor prima di inviarle all’Einaudi e in primis a R. C. che è di casa a Osnago, poeti e scrittori gli si erano rivolti: Ginsberg gli diede un inedito; Gillo Dorfles ha varcato poco prima di noi la sua soglia e non era la prima volta. Artisti del calibro di Bruno Munari; Mimmo Paladino; Antonio Riello; lo scultore, pittore e poeta persiano Golba; Angela Caremi; Ferenc Pintér e tantissimi altri illustratori hanno impreziosito le sue edizioni. Il suo è infatti «un microcosmo molto affollato». Casiraghy ha fatto mostre in tutto il mondo: a New York per ben due volte all’Istituto italiano di cultura, in Russia, a Tokio, Toronto, Berlino e Lugano. In Italia in numerose sedi compreso il Salone del libro di Torino, Casa Cogollo detta del Palladio a Vicenza, Castello Sforzesco di Milano, biblioteche e altre istituzioni. Lo richiedono con insistenza dovunque si guardi con occhio attento e partecipe alle sue invenzioni rare nell’impianto come nella realizzazione. All’uscita di Teca, esporrà a Casa Ludovico Ariosto di Ferrara una parte dei suoi libricini leggiadri e leggeri che non raccoglie in collane «perché sarebbe un lavoro in più».

Ha acquistato carisma in tutto il mondo ma non ha mai perso la sua innocenza: Casiraghy è rimasto infatti il folletto dagli occhi azzurri e penetranti che anela alla pensione di seicento euro per lasciare tutto in dono dopo aver insegnato il mestiere a qualche giovane promettente, quale la sua cuginetta Claudia, che sul piccolo compositoio e nell’ancor più piccolo vantaggio sa già allineare i caratteri mobili con un’abilità sorprendente, mentre lui si riserva di inchiostrare il foglio e di passarlo sotto il rullo della sua Audax Nebiolo dopo aver studiato la mise en page solo con la vista, senza alcun calcolo, senza rifarsi ad alcuna legge compositiva.

La nostra visita termina fra doni e acquisti tutti rigorosamente a 10 euro il libretto. Ce ne andiamo verso il lago di Como in preda a una profonda emozione: aver conosciuto e aver visto lavorare un tipografo, un editore, un conoscitore dell’animo umano, un poeta della scrittura e della pagina a stampa.

 

Foto di Federico Gulminelli