Maria Gioia Tavoni • Paolo Tinti • Paola Vecchi

Anonima Impressori: la zona grigia dell’alto artigianato… in serie

Valentina Marano

Emilia-Romagna, terra di stampatori. Non a caso proprio in questa regione, nel 2009, è stato realizzato il primo censimento delle stamperie del territorio a cura dell’IBC – Istituto per i Beni Culturali. A qualche anno di distanza, a Bologna un gruppo di giovani talentuosi ha deciso di aprire un’attività tipografica.

 

 

 

 

Veronica Bassini è la stampatrice: insieme all’illustratrice Arianna Vairo porta avanti il progetto Attila Marcel, un laboratorio itinerante di stampa d’arte e tipografia. Si occupa di incisione calcografica e stampa tipografica a caratteri mobili, e di produzione di libri d’artista. Roberto Malpensa, Luca Lattuga e Massimo Pastore sono i creativi. I tre provengono dall’Accademia di Belle Arti e sono tra i fondatori del collettivo grafico MEAT, che ha dato vita al progetto Schiaffo Edizioni, brevi racconti spedibili, scritti e illustrati da autori diversi.

 

 

 

 

Dall’idea condivisa di riscoprire le origini della lavorazione e della creatività grafica, lo scorso dicembre ha preso avvio Anonima Impressori. Il collettivo tipografico è stato uno dei progetti finanziati da IncrediBol, il bando del Comune di Bologna che premia l’innovazione creativa. La sede, in via Piave, è stata in breve tempo attrezzata con torchi, tirabozze, fustellatrici, cassettiere su cassettiere di caratteri in legno e piombo, matrici, inchiostri, e quant’altro possa essere utilizzato per una sperimentazione grafica ‘alla vecchia maniera’. Il gruppo ci racconta che riscoprire il processo che porta dall’idea alla stampa, questa disciplina da alcuni anni così in voga, pone il progettista a confronto con i limiti fisici del mezzo che ha di fronte, impedimenti che oggigiorno siamo abituati a superare facilmente con qualche click di mouse e il software giusto. Ed è qui che il limite diventa un valore: una sfida da vincere, un escamotage da inventare, in alcuni casi addirittura un errore che diventa la cifra stilistica originale della composizione. Il quartetto ha un preciso progetto commerciale: ritagliarsi un proprio spazio di alto artigianato nel settore della stampa, in quella zona grigia compresa tra la stampa massiva digitale, che non consente la definizione ottimale, e quella offset, che obbliga a una riproduzione seriale numerosa. Il loro metodo di lavoro si basa su un’approfondita conoscenza, in costante aggiornamento, dei mezzi tipografici a loro disposizione, da cui si parte per una sperimentazione di forme e soggetti, interazioni di materiali, tecniche di stampa e imprimitura che porta ad un risultato finale assolutamente originale ed attuale. La tecnologia moderna non è certo esclusa, al contrario diviene parte integrante e conclusiva del progetto creativo, che può essere adattato anche al formato digitale. Sono nati così alcuni lavori molto interessanti, come il manifesto per Un Altro Studio, la cui matrice è stata realizzata in carta, o il simbolo del ‘dito fulmine’ creato per la maison di moda Plinsky.

 

 

 

 

L’Anonima Impressori affianca la propria attività commerciale ad un’intensa attività didattica e documentaria. Tra gli obiettivi che si propone ci sono infatti la diffusione e la condivisione delle tecniche di stampa. Non si tratta semplicemente di promuovere la propria specificità, ma di trasmettere ad un gruppo di appassionati il più ampio possibile i segreti e le tecniche di un lavoro che sta andando lentamente dimenticato, mano a mano che gli ultimi tipografi ci abbandonano. Le generazioni che seguono non vedono nessuna utilità in macchinari reputati obsoleti per tempi e qualità di resa; interi patrimoni di strumentazioni grafiche vengono fusi o bruciati per far posto a nuove tecnologie o svuotare magazzini. Il collettivo tipografico sta creando una rete di contatti con enti e associazioni che si occupano della valorizzazione e promozione della creatività su carta, e non appena se ne presenta l’occasione organizza workshop tipografici in cui è possibile sperimentare concretamente alcune lavorazioni. È il caso del laboratorio all’interno di Kerning Conference, conferenza internazionale sulla tipografia tenutasi a Faenza il 2 e 3 maggio, o dei workshop per il Festival dedicato al fumetto Bilbolbul e per AIAP - Associazione Italiana Design della Comunicazione Visiva, che ha promosso una sessione di lavoro all’interno del laboratorio dell’Anonima.

 

 

 

 

La documentazione e la catalogazione dei materiali tipografici sono altrettanto importanti: il collettivo considera le proprie incursioni sul territorio come vere e proprie missioni di salvataggio, in cui l’obiettivo è cercare di escludere quante più attrezzature possibili dall’oblio o dalla distruzione: non solo macchinari, ma anche repertori, manuali tipografici più o meno antichi e naturalmente i trucchi del mestiere. Anche in questo caso il tentativo è creare una rete: tra tipografi in pensione pronti a tornare sul torchio alla prima occasione, stamperie che resistono con coraggio all’avanzata del digitale, giovani intraprendenti che condividono le stesse passioni del gruppo. Sono già incominciati gli esperimenti sui libri: dalle sovracoperte, alla collaborazione con Libri Finti Clandestini per la creazione di un libro d’artista a partire dai materiali di scarto della tipografia. Il prossimo passo è la conquista del collezionista: quale sarà il volume prescelto per la tiratura limitata?