Maria Gioia Tavoni • Paolo Tinti • Paola Vecchi

Una collana editoriale e il suo ideatore

Maria Gioia Tavoni

Molto si dice dei libri che escono mentre poco si parla dei curatori delle varie collane. Sergio Reyes non è solo il curatore ma anche l’ideatore della collana Per passione della Liguori di Napoli, una casa editrice il cui catalogo si presenta fine, ricco e articolato.

«Per passione» è un’espressione che ben si addice a Sergio Reyes. Da quando lo conosco – e non sono pochi anni – non c’è stata sua impresa che Sergio non abbia affrontato con passione. È stato agente e consulente della casa editrice Einaudi e ha svolto la sua attività con grande impegno; appena la casa dello Struzzo ha mostrato il suo nuovo volto, con dignità e coerenza ammirabili Reyes l’ha lasciata e si è messo a disposizione di una casa editrice che non appartiene alle grandi concentrazioni editoriali. La Liguori di Napoli è infatti una casa retta ancora da un’intera famiglia di medi imprenditori che continua la sua attività sulla scia di collaudate esperienze del passato. Mentre ideava e promuoveva la serie che in questa sede si presenta, Sergio, con passione, è ritornato nella sua terra, la Sicilia, convinto di poter contribuire alla crescita della sua città, Catania, e di riuscire a drenare la diaspora verso il continente dei giovani siciliani. Con grande passione ha dato vita ad un’iniziativa di straordinario rilievo: dal 19 al 25 aprile 2010, Sergio ha portato a Catania Pinocchio e ne ha fatto un evento che si è incuneato perfino nei vicoli della città. Convegni, mostre, spettacoli teatrali con il coinvolgimento delle scuole e dell’intera città: «Pinocchio deve diventare il protagonista della città, deve poter veicolare il sorriso ed essere l’occasione d’incontro tra persone. Inoltre, se anche i media nazionali seguiranno l’evento, potremo finalmente dare una nuova immagine di noi, allegra e fantasiosa», così ha dichiarato a un giornalista che lo intervistava. La passione fa parte dunque del suo DNA.

Non meraviglia pertanto che Sergio abbia promosso e soprattutto intitolato la sua collana Per passione, mettendo nella quarta di copertina le finalità che si era proposto: far convergere nei vari numeri della collana autori affermati che abbiano intrapreso le rispettive attività sia di studio sia di ricerche strettamente legate alla cultura con quella passione che a suo parere deve sempre animare le nostre azioni così come hanno sempre animato le sue. E la collana è la dimostrazione lampante della bontà dell’assunto che ha permesso che la serie venisse accesa.

 

 

Storici della letteratura, astrofisici, pubblicitari, pupari, psicanalisti, docenti universitari che parlano della loro professione, costituiscono un pool di rare competenze che si sono arricchite con l’ultimo volume di Carmen Belacchi, docente anch’essa e psicologa, la quale ha indugiato sulla propria esperienza soprattutto giovanile che l’ha portata a scrivere Da grande capirò tutto.

Ma addentriamoci all’interno della collana composta fino ad ora di otto agili libretti, non più di cento cartelle ciascuno, protetti da una forma anch’essa particolarmente suggestiva. A parte uno il cui formato è diverso perché sono state inserite all’interno numerose illustrazioni attestanti la vita del celebre puparo, Mimmo Cuticchio, i libretti sono di un unico formato e sono tutti belli anche esteticamente e curati al loro interno sia nei caratteri sia ancora nella scelta di una carta idonea a che la stampa risulti nitida e coinvolgente.

Per cogliere assonanze e differenze, e per trovare un filo rosso che congiunga i vari scritti fra di loro, ho riletti in parte tutti i libretti, legati l’uno all’altro seppur nella diversità propria di ciascun autore che ha voluto tratteggiare la propria esperienza all’apice della carriera, dimostrando grande amore per le proprie scelte di studio e di lavoro. Se si escludono le pagine di Luigi Gaffuri racchiuse nel libro Intellettuali del giorno dopo una sorta di pamphlet sulla situazione dei nostri atenei, uscito quando pochi anni fa divampavano le polemiche sulle storture della università, quasi tutti gli altri volumi prendono spunto dal periodo dell’infanzia e della prima gioventù degli autori. È quello il momento aurorale in cui si delineano e si formano quegli interessi che diverrano portanti nella vita di ciascun autore ospitato nella collana «Per passione». Solo nel caso di Cuticchio siamo di fronte a un personaggio figlio d’arte, anch’esso nato, come altri protagonisti ospitati nella collana, da famiglia proletaria o di piccolissima borghesia artigianale con poco tempo da dedicare agli incipienti bisogni intellettuali dei propri figli. Nel caso di Cuticchio, si sa che il padre assistette alla sua nascita consapevole della fortuna di avere un maschio non certo per ambizione familiare ma per la consapevolezza che il figlio maschio sia per lui sia per i contadini è sempre una fortuna per il lavoro. Cuticchio affiancherà infatti il padre ma si distaccherà da lui quando questi per far vivere meglio la propria famiglia si predispone ad abbandonare la tradizione dei copioni epici propri dei pupari per soddisfare invece solo i palati meno esigenti dei turisti. Sarà infatti Mimmo che dopo aver sperimentato anche altre piazze come Parigi capirà che la tradizione dei pupari non sarebbe mai dovuta essere messa in discussione e che su quella tradizione si poteva andare avanti e presentarsi al pubblico armati di quell’arte che si sublima in tutta una esistenza spesa nelle abilità che vanno sì trasmesse da padre in figlio ma continuamente potenziate con i propri saperi e le proprie personali capacità.

Giulio Ferroni, grande critico letterario, si affaccia nel secondo dopoguerra alla letteratura. Da bambino avverte la morte di tre persone: Trilussa, Croce, D’Annunzio che per lui sul momento erano «puri nomi», nomi che gli parevano comunque avvolti già da un’aurea singolare e misteriosa che lo indurranno a cimentarsi con la letteratura in un percorso molto simile ad altri letterati, in particolare a Ezio Raimondi, nonostante l’età differente. Le letture della gioventù, così per Raimondi come per Ferroni, saranno infatti il viatico per entrambi nei confronti della scelta della vita accademica e per tutta l’avventura universitaria. Anche gli esordi di Edoardo Boncinelli, genetista e biologo di fama vanno ricercati nei primi anni della scuola media e in primissime letture, operette semplici che tuttavia offrivano al giovane lettore gli spunti primi per addentrarsi nei meandri della psiche e nelle sue manifestazioni. Pure per Pasquale Barbella, il noto pubblicista, l’origine del suo amore per la professione va calato nell’età infantile: è attratto infatti fin da giovanissimo da letture indisciplinate a cominciare da due periodici che giravano per la casa: Crimen e Cronaca nera per poi nutrirsi di rotocalchi fino a scoprire la propria grafomania che si esercitò sulla macchina del padre, un’Olivetti Lexicon 80 che accolse le sue prime audacie dattilografiche. Suggestivi sono i ricordi di Barbella sui manifesti stracciati e poi ricoperti da nuove immagini che lo hanno sollecitato nella direzione di dedicarsi anima e corpo alla pubblicità, non più frutto di persuasione occulta ma arte che in quanto tale si avvale di specifiche competenze.

Entrano in medias res senza indulgere sul proprio percorso autobiografico sia Lucio Russo sia Margherita Hack, la cui recente perdita fa brillare ancora di più la luce che irradia dalla sua autobiografia. La Hack sbriga la sua gioventù dicendo che è stata simile a quella di molti altri e che la sua meraviglia per tentare di capire l’universo si può dire sia nata solo all’università, quando ha cominciato a studiare con piacere e interesse. Con la sua fede tutta laica nella scienza, la Hack esplora mondi lontani convinta di trovarvi anche altri simili ora separati da noi dall’enormità di anni luce di distanza. Russo, nel suo La cultura componibile, invece non fa alcun cenno alla sua vita giovanile ma affronta subito il tema dello specialismo della cultura soprattutto dei nostri tempi per tentare poi di giungere a un generalismo che eviti tuttavia le superficialità. Lo fa anche con ricordi personali che lo portano a cercare di superare i confini disciplinari, traendo spunto dalle discipline che ha incontrato sulla sua strada e da quelle da lui esercitate in un continuo interagire fra di esse.

Incipit simili e diversi costituiscono pertanto il bagaglio esperenziale di tutti coloro che hanno accolto il caldo invito di Sergio Reyes a partecipare a una collana che in quanto tale ha costruito un canone basato non sull’eclettismo ma su di una linea organica. Una collana non deve infatti avere solo il criterio della vendibilità, criterio già ampiamente deprecato da Calvino nel suo mestiere di editore-letterato, ma deve suggerire ai lettori la possibilità di cogliere il nesso che unisce libro a libro, esperienza ad esperienza, carica emotiva a carica emotiva, così come ha voluto che avvenisse l’ideatore e promotore di questa solida, perspicace e varia realtà editoriale. Una collana deve essere scritta con amore e letta con altrettanta passione. È quanto auguriamo a questi otto libretti attendendo dal suo ideatore una continuazione in linea con quanto già prodotto.