Maria Gioia Tavoni • Paolo Tinti • Paola Vecchi

Liberbook

Intervista al curatore André Beuchat

Irene Guzman

Il 20 e 21 aprile 2013 si è svolta nella suggestiva cornice dei Voltoni del Guazzatoio del Palazzo della Pilotta a Parma, la prima edizione di Liberbook, appuntamento a cadenza biennale dedicato al libro d’artista, realizzato dal Rotary Club Parma Est con la collaborazione di Atelier Alma Charta e il sostegno della Soprintendenza per i Beni Storici Artistici Etnoantropologici di Parma e Piacenza, della Biblioteca Palatina e della Fondazione Museo Bodoniano. Il capoluogo emiliano non è una scelta casuale: oltre a rappresentare un fondamentale snodo di comunicazione, la città vanta nel suo passato una ricca storia nel mondo delle arti grafiche, che partono dalle incisioni di Parmigianino e Toschi per arrivare all’attività tipografica di Giambattista Bodoni, celebre stampatore, disegnatore e incisore di caratteri di cui proprio nel 2013 si celebra il bicentenario della morte. In provincia di Parma, a Toccalmatto di Fontanellato, ha inoltre sede la stamperia d’arte Atelier Alma Charta, il cui responsabile André Beuchat, artista incisore e stampatore di origine svizzera, già presentato sulle pagine di «TECA» da Maria Gioia Tavoni, [Maria Gioia Tavoni, I libri di André Beuchat, «TECA», 0, 2011, p. 161-2.] è anche il curatore di Liberbook. È con lui che proviamo a fare un bilancio della prima edizione.

 

 

 

Liberbook, la cui prima edizione si è svolta a Parma dal 21 al 23 aprile 2013, s’innesta nel panorama dei Saloni di libri d’artista intervenendo su un bacino d’utenza certamente elitario ma anche trasversale. Può illustrarci l’origine dell’idea e la natura di questa mostra e quali sono le sue caratteristiche peculiari?

- A seguito del censimento eseguito nel 2009 dall’Istituto per i beni culturali sulle botteghe e stamperie d’arte in Emilia Romagna, mi sono accorto di realtà interessanti in tutta la regione ma ho avuto anche la conferma di situazioni difficili: che l’atelier Alma Charta sia l’unica stamperia in provincia di Parma non è propriamente una buona notizia. Per cercare di superare il senso di isolamento, d’istinto mi sono rivolto all’estero. La scelta degli espositori e la modalità espositiva, che sembra stimolare il dialogo con il pubblico, sono infatti direttamente collegate all’esperienza acquisita oltre i confini italiani: esporre in diversi saloni specializzati in libri d’artista e in stampe d’autore mi ha dato la possibilità di confrontarmi con altri artisti-editori, di aprirmi su esperienze culturali molto diverse ed eterogenee. Seguendo il modello francese, ho pensato di riproporlo a Parma. [Martine Beuchat, I «saloni d’artista» di Parigi e Parma. Due opportunità da scoprire nel mondo della carta, «TECA», 3, 2013, p. 175-8.] Le condizioni sono state favorevoli, e hanno dato luogo a un bell’esperimento. Posso dire di essere più che soddisfatto del bilancio finale della prima edizione.

 

 

 

Quali sono a Suo parere i Saloni del libro d’artista attualmente più interessanti a livello internazionale? In cosa Liberbook è analoga alle altre mostre-mercato e per quali tratti invece differisce?

- In Italia, più precisamente a Bologna, c’è Artelibro Festival del Libro d’Arte [La decima edizione si terrà dal 19 al 22 settembre 2013 a Bologna, <www.artelibro.it>, ultima cons.: 13.08.2013.] ma non posso dire che sia stato un modello al quale ispirarsi. La realtà bolognese è molto diversa da Liberbook, con un potenziale maggiore, che però non incontra le esigenze economiche delle piccole stamperie d’arte. Liberbook non si inserisce nella realtà culturale come una fiera o una mostra-mercato ma vuole essere un appuntamento per collezionisti ed istituzioni, una vetrina per gli appassionati. Favorisce maggiormente il contatto interpersonale rispetto alla vendita, sposando una linea privilegiata indicata anche dalle istituzioni presenti nel palazzo della Pilotta (Biblioteca Palatina e Soprintendenza delle Belle Arti). I modelli ai quali mi sono ispirato sono due: il salone Page a Parigi e il Book Project International di Marsiglia. Più in generale, la maggior parte dei saloni che ho frequentato e visitato è organizzata da ateliers o associazioni legate al mondo della carta, anche se ognuno presenta le sue peculiarità.

 

 

La Sua esperienza pluriennale all’estero L’avrà condotta ad assumere un’ottica ibrida e policentrica. Scorrendo l’eterogeneo elenco degli espositori, si nota una consistente rappresentanza di editori internazionali, soprattutto di ambito francese. Uno per tutti, cito Éditions Verdigris, i cui editori Judith Rothchild e Mark Lintott organizzano ad Octon (Languedoc-Rousillon) la manifestazione biennale Artpage. In che modo questa Sua esperienza esterofila incide sulla selezione degli espositori di Liberbook?

- L’esperienza acquisita all’estero incide molto, senz’altro. Una scelta fondamentale è, nel caso di Liberbook, la dimensione internazionale: incontri di persone diverse ma anche di culture diverse. Per selezionare artisti-editori da inserire in un salone, è importante avere una mente aperta: ogni percorso creativo è degno di rispetto ma ci sono proposte serie, innovative che attirano particolarmente l’attenzione grazie alla loro qualità e originalità: per la prossima edizione di Liberbook, che si terrà nel 2015, verrà creata una commissione per selezionare i candidati espositori, in questo modo l’onore e l’onere di scegliere non ricadrà solo su di me.

 

 

Riguardo ai libri in mostra quest’anno, molti sono stati realizzati attraverso tecniche antiche come la xilografia o l’incisione. Come queste modalità d’intervento artistico ‘tradizionali’ concorrono alla creazione di un oggetto artistico contemporaneo?

- Non considero la distinzione tra tecniche antiche e moderne, perché dal mio punto di vista non ha molto senso. Non ci sono regole fisse: ognuno si esprime come e quando vuole, e con i mezzi che ritiene più adeguati, con la massima libertà. Non a caso la scelta del nome ‘Liberbook’ per la rassegna, è dato dall’unione del vocabolo «Liber» che in latino significa ‘libro’ (ma anche ‘libero’) e la parola inglese ‘book’, un connubio che cerca di restituire nuovo slancio alla forza della nostra cultura occidentale, evocando la comunione di due mondi, quello latino e quello anglo-sassone.

 

 

 

Con una brillante intuizione Lei categorizza il libro d’artista in tre macro sistemi di riferimento. Li chiama Libri-immagine, Libri-scrittura, Libri-oggetto. In questa differenziazione, che tra l’altro contiene e integra i tre pilastri della liaison sul pensiero contemporaneo (fenomenologia, ermeneutica, epistemologia), Lei sviluppa un ragionamento molto pregnante. Lo vorrebbe commentare?

- I commenti a questa domanda potrebbero essere vari e andrebbero in direzioni molto interessanti ma è difficile rispondere in poche righe. A questo proposito inviterei a leggere l’interessante edizione La scrittura e l’immagine. Tra arte e poesia: i libri d’artista italiani del Novecento [La scrittura e l’immagine. Tra arte e poesia: i libri d'artista italiani del Novecento, a cura di Luigi Paglia, Foggia, Fondazione Banca del Monte; Domenico Siniscalco Ceci, 2012.] a cura di Luigi Paglia e, andando ancora indietro nel tempo, Paysage. Notes d’un philosophe pour un graveur [Gaston Bachelard, Paysage. Notes d’un philosophe pour un graveur, Lausanne, Editions de l’Aire, 1982.] di Gaston Bachelard. Io, da parte mia, rispondo così: «à chacun son destin. Le mien est de labourer le cuivre et de travailler sur une presse; quant au vôtre, je n’en sais rien mais il est entre vos mains».