Maria Gioia Tavoni • Paolo Tinti • Paola Vecchi

L’MCBA Prize di Minneapolis

Paolo Tinti

Il Minnesota Center of Book Arts di Menneapolis, attivo in forma stabile dal 1985, rappresenta uno tra i più importanti centri di ricerca, fruizione, didattica, documentazione, sperimentazione delle arti del libro negli Stati Uniti d’America. Aperto sette giorni la settimana, esso conta su un pubblico di quasi settantamila persone all’anno, incluse le scolaresche presso le quali i suoi addetti tengono corsi; e senza calcolare i seguaci remoti che dal web guardano con attenzione alle innumerevoli iniziative da esso create e condotte in porto.

A fianco di proposte tradizionali (esibizioni, seminari, corsi, laboratori, borse di studio, etc.) al MCBA prendono corpo idee assai originali: dai programmi artistici collettivi, all’affitto delle macchine tipografiche per l’esecuzione di lavori in proprio, a forme di cooperazione artistica. Il MCBA può infatti contare non solo su una biblioteca e un archivio specializzati in libri d’artista e in temi affini ma pure su una collezione di congegni tipografici, manuali e non, prodotti dall’Ottocento a oggi, nonché di macchinari e ferri per la legatura.

Non unico nel suo genere, come questa rubrica sta iniziando a mostrare, ma di rilevante profilo internazionale è il premio biennale MBCA Prize, che dal 2009 la direzione del Centro segue con particolare attenzione. La giuria, composta da tre membri, scelti fra noti studiosi e critici di arte contemporanea, bibliotecari e conservatori di collezioni librarie speciali, artisti del libro, docenti in accademie e scuole d’arte, è segnata dalla provenienza anglo-americana. Ma non vi sono limiti di nazionalità per gli aspiranti, che infatti concorrono da orizzonti internazionali. All’edizione 2013, conclusasi con il gran Gala ufficiale il 27 luglio scorso, hanno partecipato circa 160 artisti, provenienti da 22 nazioni. Il premio riconosce la Book Art come quella particolare forma artistica capace di produrre «work that embodies narrative, instruction, reference, mapping, guides, documentation, and more.» [Mbca, The MBCA Prize 2013: an International Artist’s Book Award, <http://mcbaprize.org/about>, ultima cons.: 23.8.2013. Dalla stessa pagina provengono le citazioni letterali seguenti.] Un’opera in grado di coinvolgere il suo pubblico offrendogli dunque un’esperienza ampia conseguita attraverso elementi narrativi, spaziali, linguistici (visivi o verbali), temporali, meccanici, simbolici o materiali, nonché tipografici. Sono pertanto ammessi «unique book objects, altered books, graphic novels, ‘zines, concrete poetry, conceptual, visual and literary works», purché realizzati attraverso la stampa, in qualunque tecnica possibile (inclusa la fotomeccanica, la manuale, la digitale, etc.). Le opere in concorso possono presentarsi in copia unica o in edizioni numerate.

 

 

«Open» è l’aggettivo idoneo a sintetizzare la filosofia di fondo che sostiene i criteri selettivi, molto inclusivi. Una sola eccezione impone il rifiuto di alcune tipologie di stampa cartacee, quali le incisioni tradizionali, i manifesti, le fotografie, le riviste o i diari, gli album ricordo e i blank books. Video o altre immagini animate possono concorrere solo se intimamente legati al libro d’artista presentato. Eppure una simile apertura artistica, culturale e mentale è fortemente radicata nella tradizione dell’arte occidentale. È una declinazione contemporanea del concetto aristotelico dell’unità a costituire infatti l’elemento fondativo del giudizio estetico espresso dai giudici. «Integrity» è requisito indispensabile ad ogni candidatira in quanto esso assicura quella «unity of form, materials and content that reflects an artist’s vision.»

Dal 2009 a oggi vincitrici e vincitori, ossia destinatari di menzioni d’onore, provengono perlopiù da Stati americani, ma anche dal Canada, dal Giappone, dal Regno Unito e dalla Germania. Nessuno dall’Italia o dalla Francia. Quest’anno ha trionfato Clifton Meador, scrittore, fotografo, docente d’arte al Columbia College di Chicago, autore di A Repeated Misunderstanding of Nature, pubblicato in 20 esemplari.

Realizzato con una tecnica tipografica mista, che unisce la composizione manuale dei caratteri tipografici alla stampa offset, l’opera è formata da 5 libri a fisarmonica (che gli inglesi chiamano leporello books) che misurano, aperti, circa 40 x 220 cm. Il cofanetto che li contiene, realizzato nell’elemento più naturale ed eponimo del termine «libro» (che deriva dal latino «liber», come si sa, e che oltre a «libero» e «libro» significa anche «corteccia», ossia più propriamente la parte viva del legno), misura circa 40 x 14 x 8 cm. L’artista ha una spiccata predilezione per la fotografia, soprattutto di paesaggio, e ne ha fatto il perno della propria proposta editoriale.

Protagonista del racconto è il paesaggio autunnale delle foreste di un’isola del Maine, dietro cui si cela un racconto personale, ispirato al genere pittorico giapponese del Literati che ravvede negli elementi della natura i segni di un particolare linguaggio in grado di costruire narrazioni di esperienze personali. Anche un bibliografo come Donald McKenzie si sarebbe congratulato con la scelta della giuria.