Maria Gioia Tavoni • Paolo Tinti • Paola Vecchi

 

FLA – Focus sul Libro d’Artista.

Anne Gilman e Beata Wehr

Paola Pluchino

Anne Gilman e Beata Wehr sono la seconda coppia selezionata per il Focus Libri d’Artista di Teca.

Due artiste dai risultati antitetici, laddove al gusto per la memoria (Wehr) si oppone la lucida sapienza dell’hic et nunc (Gilman), dove ai toni dell’ocra, all’intessere rimandi naïf (Wehr) fa da contraltare una retorica della rimozione e del colore astratto, quando questo perde il suo valore (Gilman).

Se per la Gilman il libro si espande nello spazio finendo per assumere l’allure di una vera e propria opera d’arte (con un certo gusto per il grafismo primordiale) per la Wher la pagina è mantenuta - sia pure attraverso preziosi ricami, simbolici rimandi alla patria natia, interventi di spostamento della funzione - familiare al formato consueto. Dicotomie che paiono non risolversi nemmeno eludendo la forma fisica, laddove la distanza, anche sotto un profilo della percezione dell’altrove, pare siderale. Anne Gilman secolarizzata che interviene sul libro con un unico movimento verso il futuro è qui posta, con intenzione dialettica, a confronto con Beata Wehr che ordisce ritenzioni (per usare una terminologia cara a Henri Bergson), passaggi di tempo passato, amuleti che esorcizzano, fissano, e tramandano. In una estrema sintesi, il discorso del futuribile si confronta qui con l’immoto passato che sempre torna.

Anne Gilman, Loss of language, mixed media book, 147cm x 350.5cm x 2.5cm
( dieci pannelli 10X70cm x 70cm), 2013

Anne Gilman

L’arte, l’idea, il metodo

Anne Gilman è una sorta di scrittrice dell’oggettività, una presenza lucida e capace di compiere aforismi del pensiero attraverso la parola. Della poesia, quella nobile arte che genera emozioni e sensibilità, l’artista tralascia il fascino indiscreto, che dietro l’invisibile cela il non detto. La sua ritualità è oggettivata, persa nei meandri di uno studio che è scientifico, volto a trovare – per principio immanente – un fascino spirituale che celebri la sintesi, laddove il gesto e il metodo tendono a coincidere. Così cancellare, selezionare, far emergere sono tutte componenti dello stesso istinto razionale, della stessa forza caduca e umana di portare alla luce l’oggi in prospettiva e fuga.

Anne Gilman, The Jolly Balance (dettaglio), matita, pastelli, pittura, inchiostro, carta.
Configurazione variabile a 1313 colonne, semi – mobile: muovendo le sezioni è possibile vedere parti aggiuntive di testo e pittura, 2012

Nel suo lavoro Don’t Lose Heart, conservato nella collezione permanente della Public Library di New York, anche il cuore, con le sue molteplici declinazioni, viene privato del suo portato semantico per rimanere un’immagine linguistica che è gioco, pantomima, puro sollazzo retorico; anche l’uso dei bianchi e neri, cancellate le sfumature cromatiche, costringono il fruitore a un dialogo con il testo puro, senza fascinazioni di sorta, senza struggimenti o ellissi semantiche.

 

Anne Gilman, Black Ice, (dettaglio dalla serie "Observations, errors, + corrections"),
matita, inchiostro, pittura acrilica su carta, 244cm x 152.5cm, 2012

I riferimenti storici

Osservando i lavori della Gilman e volendo in questo senso allargare la prospettiva al bacino delle arti visive in generale, i riferimenti primi appaiono quelli con Emilio Isgrò e con Mark Rothko. Pur condividendo con il primo la messa in posa dell’opera e con il secondo, apparentemente, la cifra stilistica, in dialogo con lei si coglie una prospettiva più ampia: «Quando ero una studentessa ho visto molte opere di Rothko e ricordo il suo modo raffinato di rappresentare il passaggio cromatico e di rendere il portato emotivo dell’atmosfera. La connessione con Emilio Isgrò è a conti fatti nel metodo di rimozione del testo. Vedo l’editing come un modo di rivelare un processo di pensiero, un modo per rappresentare la miscela di chiarezza e di incognito che sono alla base del mio lavoro».

Anne Gilman, Don’t Lose Heart, mixed media digital book, edito in 10 esemplari,
forma e dimensione variabili quando aperto; 15cm x 11.5cm x 2cm (chiuso), 2001, ed. Arches

Il futuro del libro d’artista

Per l’artista - considerata come potenziale e auspicabile la connessione con altre arti, comprese quelle digitali - il libro d’artista è destinato a una crescita esponenziale, a un nodo fattivo di commistione e scambio in un perpetuo ciclo che si alimenta soprattutto all’intervento di arti alternative e sperimentali che gravitano intorno alla contemporaneità cross-mediale.

 

Le prossime esposizioni

Nel 2014 Anne Gilman partecipa a due mostre in cui sul libro d’artista convergono suono e l’immagine, percezione allargata e calda in cui i satelliti del senso sfrangiano i loro confini per una comprensione aumentata del verso. La prima, dal 4 febbraio all’11 marzo 2014, si svolge al Sarah Lawrence College di New York, dove l’artista interviene nello spazio con una installazione di due metri e mezzo composta di tele di testo che si interfacciano ad altoparlanti (Black Ice, all’interno della mostra Kiki Bouba); a fine febbraio 2014 l’artista partecipa a Blurred Lines presso la sede del Pratt Institute di Brooklyn, con una grande tela - Un desvio/detour - e il polittico Loss of Language.

Anne Gilman, The Jolly Balance (dettaglio),
matita, pastelli, pittura, inchiostro, spago, colla, 2012

Beata Wehr

L’arte, l’idea, il metodo

Beata Wehr indaga la ritenzione temporale, polvere sottile fatta di tempo, memoria e pensiero. I suoi lavori sono riconducibili alla sua situazione di migrante. Nata a Varsavia - seppur residente da 28 anni in America – l’artista ricorda «i problemi a livello verbale e non verbale, le difficoltà d’adattamento, la nostalgia, l’isolamento, il senso di sradicamento identitario» e sono proprio questi ultimi i cardini intorno al quale ordisce la trama dei suoi libri d’arte.

Beata Wehr, Souvenir from Rancho Linda Vista, mixed media book, 14x33x6 cm, 2012

Nei suoi lavori (spesso bilingui) interviene attraverso la tecnica del mixed match, dove scrittura, ritagli di giornale e suppellettili d’uso quotidiano riflettono questa dicotomia tra paesi, usi e tradizioni - in questo imperituro essere tra gli eventi. L’ossessione per la memoria, punto di partenza della sua ricerca, è frutto di un’osservazione contingente della realtà, laddove i nostri corpi e le nostre menti mutano continuamente, il passato influenza il futuro e il presente modifica la percezione del passato. I ritmi della vita, dipendenti dall’età, dal genere, dall’occupazione sono gli elementi che la Wehr mischia, registrando acronicamente quelli che potremmo definire i cortocircuiti del tempo vitale.

Beata Wehr, Al – Mutanabbi Street, carta, inchiostro nero, pastelli, 10.5x16.5 cm, edito in 12 esemplari, 2012.

Esemplari e riassuntivi sono i suoi Paszport e i Souvenir dove i principi di transitorietà e identità territoriale sono presenti nelle pagine in modo criptico ed enigmatico, come se volessero prendere per mano lo spettatore e condurlo in un viaggio identitario a cavallo tra la Polonia e gli Stati Uniti d’America, asintoti della percezione in cui comunicare con lo spettatore rappresenta giusta chiusura della narrazione.

Beata Wehr, Contents Meant Contentment, mixed media book, 8x23x1.5, 2012

 

I riferimenti storici

Similmente ai risultati dell’Arte Povera è possibile inquadrare i libri d’artista della Wehr. Questi sono frutto di esperienze quotidiane e spesso i materiali che utilizza hanno valenze simboliche per lei rilevanti. Così come i poveristi parlano di luoghi, del tempo e delle emozioni primigenie, così lei – soprattutto quando utilizza vecchie chincaglierie arrugginite «per via del loro passato misterioso e per il fatto che questi evochino il passaggio del tempo» – ritrova delle corrispondenze con l’ethos italiano di quegli anni. Ma ci sono dei lavori che tagliano trasversalmente la storia dell’arte, metafora della sua città natale, costruiti con vecchie fotografie o multipli d’immagine, dove insieme vecchio e nuovo conversano sull’immortale principio di transitorietà.

Beata Wehr, More stories, mixed media, linen, 25x20x2 cm, 2013

Il futuro del libro d’artista e la nuova lingua dell’arte

Un domani che è per l’artista difficile da prevedere ma che salva, non senza un certo romanticismo di fondo, la pagina scritta. Il suo pensiero si definisce attraverso la constatazione di come molti attori culturali celebrino questo formato per le sue qualità tattili e materiali, prerogative che il libro detiene in modo antagonista rispetto alle nuove forme di comunicazione digital-oriented.

Beata Wehr, Paszport, serie di stampa n. 50, 13.5x10.5x0.5 cm, 2008

Un futuro dell’arte democratico fino al parossismo quello visto da Beata Wehr, dove l’arte parla tutti i tipi di linguaggio e tutti i soggetti sono sotto l’ombrello di un’identica valenza, a prescindere dalle loro connotazioni fisiche o morali, estetiche o scientifiche, siano essi secolarizzati o spirituali.

 

Le prossime esposizioni

Coerentemente con la sua indagine a doppio filo la Wear espone nel 2014 in Europa e negli Stati Uniti: a Marsiglia, per il Book Project International,[<www.atelier-vis-a-vis.org>, ultima cons.: 25.01.2014] in Polonia e in 25 province europee per Correspondance.[<www.bookart.pl>, ultima cons.: 25.01.2014]

Beata Wehr, More, mixed media book, 18x43, 2009

In primavera è a Boston per Al-Mutanabbi Street Starts Here [<www.Al-MutanabbiStreetStartsHere-Boston.com>, ultima cons.: 25.01.2014] e presso l’Università dell’Arizona all’interno della Special Collections Paperworks. Infine, in veste d’insegnante, dirigerà un workshop per la Cincinatti Artist’s Book Arts Society.

Beata Wehr, Souvenir from Rancho Linda Vista, mixed media book, 14x33x6 cm, 2012