Maria Gioia Tavoni • Paolo Tinti • Paola Vecchi

 

 

Letterati all’opera

Barbara Sghiavetta

 

Nell’ambito della decima edizione di Artelibro è stata allestita presso la Biblioteca del Dipartimento di Filologia classica e Italianistica dell’Università di Bologna la mostra Letterati all’opera (18 settembre 2013 – 3 ottobre 2013).

Invito alla mostra Letterati all’opera

L’esposizione è stata concepita in seno alla meritoria iniziativa del Sistema bibliotecario d’Ateneo «Le biblioteche d’Ateneo si mostrano» che già da alcuni anni, cavalcando la felice occasione dello svolgimento in città della più importante rassegna a livello nazionale di editoria d’arte, si prefigge di dare visibilità presso un pubblico non solo di docenti e studenti al ricco patrimonio librario e agli edifici che lo ospitano nelle varie biblioteche dell’Università bolognese.

Seguendo il tema guida dell’edizione 2013 di Artelibro Musica per occhi, i due curatori, Federica Rossi e Pasquale Novellino, con il coordinamento scientifico di Maria Gioia Tavoni, hanno ricercato fra le collezioni della Biblioteca, e in particolare nei fondi aggregati, costituiti dalle biblioteche personali appartenute a studiosi e letterati, per creare un percorso espositivo di grande interesse, riportando alla luce tesori bibliografici di assoluto fascino.

Allestita grazie alla sinergia creata con altri soggetti pubblici e privati - Genus Bononiae. Musei nella città, Città degli Archivi, il Museo internazionale e Biblioteca della Musica, Frati & Livi, la mostra è stata inaugurata il 18 settembre con un piacevole evento che ha unito all’illustrazione scientifica del percorso espositivo proposta da Maria Gioia Tavoni e Paola Vecchi Galli, la suggestione artistica di letture da Poliziano e Metastasio a cura del regista teatrale Nanni Garella e la visita agli affreschi delle sale a cura di Franco Ricci.

METASTASIO Pietro, Opere di Pietro Metastasio. Didone abbandonata, Venezia, presso Ant. Curti, q.m Giac., 1794, 16° [Fondo Piero Camporesi]

Sviluppandosi in 14 teche con opere edite tra il XVI il XX secolo, la mostra era tesa a dimostrare il profondo rapporto, talvolta anche conflittuale, che in ogni epoca e per ogni cultura, musica e letteratura hanno sempre intrattenuto. Il percorso, quindi, partendo idealmente dall’antica Grecia, attraverso il recupero delle fonti classiche attuato a partire dall’Umanesimo, ha attraversato i secoli della grande poesia italiana per giungere alla grande tradizione musicale dell’Ottocento.

Nelle prime teche, volte a cogliere il nesso antico fra musica e parole, spiccavano alcune cinquecentine di opere classiche, una Biblia sacrae vulgatae editionis stampata dai Giunta nel 1600 con frontespizio illustrato stampato in rosso e nero, e una magnifica edizione del 1799 del Cantico dei Cantici con splendida antiporta calcografica.

Il seguito del percorso, dopo aver illustrato le forme espressive del Rinascimento (di assoluto rilievo l’elegante edizione bodoniana dell’Aminta di Tasso) affrontava, non senza essersi soffermata sulla vexata quaestio che gli Arcadi sollevarono contro questo genere, il nodo centrale del melodramma, là dove l’architettura del discorso verbale viene più profondamente interpretata dal susseguirsi delle note, proponendo varie edizioni delle opere di Metastasio, maestro indiscusso della ricerca dell’assoluta armonia fra recitativo e arie.

LIVIO Tito, T. Liuij Patavini, Historiarum ab vrbe condita, libri, qui extant, XXXV cum vniuersae historiae epitomis. Adjunctis scholijs Caroli Sigonij,
quibus jidem libri, atque epitomae partim emendantur, partim etiam explanantur, Secunda editio
,
Venetiis, apud Paulum Manutium, Aldi F., 1566, in fol. [Fondo Piero Camporesi]

La conclusione era riservata all’Ottocento, la stagione d’oro del libretto, e l’esposizione riusciva a mettere in rilievo, con bellissimi esemplari dove a trionfare era soprattutto la grafica liberty delle copertine, proprio quelle opere che rinnovarono profondamente il linguaggio scenico dell’opera, come la Bohème di Puccini e l’Otello e il Falstaff, nati dalla feconda collaborazione fra Boito e Verdi.

Oltre al dare la possibilità a visitatori esterni al mondo accademico di ammirare tesori sommersi e di approfondire ‘visivamente’ tematiche importanti nella storia della letteratura, la mostra ha avuto l’importantissimo merito, più specificatamente attinente al mondo bibliotecario, di documentare la fisionomia del patrimonio librario del Dipartimento, dando visibilità ai differenti fondi che lo hanno costituito. La storia della biblioteca, infatti, attraverso l’esposizione di alcuni tra i

suoi più preziosi esemplari, viene ripercorsa nelle sue tappe più significative: le provenienze testimoniate dagli ex-libris apposti sui volumi, ricordano, infatti, gli antichi Istituti universitari delle Facoltà di Lettere e di Magistero, i Dipartimenti nati dalla loro soppressione, ma soprattutto le numerosissime e importanti raccolte private, acquisite durante l’intera esistenza della biblioteca, in cui spiccano nomi illustri della tradizione dello Studio bolognese come Carlo Calcaterra, Piero Camporesi, Gaetano Pelliccioni.

CROCE Giulio Cesare, Bertoldo con Bertoldino e Cacasenno in ottava rima aggiuntavi una traduzione in lingua bolognese con alcune annotazioni nel fine.
Parte prima che contiene Bertoldo
, Bologna, per Lelio dalla Volpe, 1740, 12° [Fondo Dipartimento di Italianistica - Università di Bologna]

A supporto e a futura memoria della mostra, è stato anche redatto un piccolo ma prezioso catalogo, disponibile permanentemente per la consultazione on line sul sito web della biblioteca.[<www.ficlit.unibo.it/risorse/files/catalogo-mostra>, ultima cons.: 10.02.2014.]

Non ci si può che augurare che questo genere di iniziativa continui ad essere realizzata e che i fruitori, imparando a conoscerla, sappiano sempre più sviluppare la giusta sensibilità verso la fragile, ma splendente costellazione delle biblioteche.