Maria Gioia Tavoni • Paolo Tinti • Paola Vecchi

 

LiberBook Parma: una fiera, un premio

Paolo Tinti

A Parma, terra che conobbe l’operato di Giambattista Bodoni e che vanta una tradizione notevolissima nell’editoria d’arte, oggi impersonata da Franco Maria Ricci, si è inaugurata la scorsa primavera, dal 21 al 23 aprile 2013 «Liberbook», la I Rassegna internazionale degli artisti-editori. Concepita dal locale Rotary Club e da un artista-editore assai reputato, André Beuchat, con il supporto del suo atelier Almacharta di Toccalmatto (Piacenza), la manifestazione ha cadenza biennale.[L’intervista a colui che ha concepito l’idea originale della fiera si legge in IRENE GUZMAN, LiberBook. Intervista al curatore André Beuchat, «TECA», 4, 2013, p. 173-6, <http://teca.patroneditore.com/artelibro/6131.html>, ultima cons.: 18.3.2014.] Almeno per la prima edizione essa si è tenuta nel Palazzo della Pilotta, proprio dove, fra Sette e primi dell’Ottocento, battevano i torchi del grande Saluzzese, principe dei tipografi. Non è un caso neppure che «Liberbook» abbia aperto i battenti proprio nel 2013, anno delle celebrazioni per il bicentenario bodoniano. Circostanza che ha senza dubbio favorito la sinergia attivata con altre istituzioni culturali bodoniane, il Museo bodoniano in primo luogo, cui si sono affiancate la Biblioteca Palatina e la Soprintendenza per i Beni Storici Artistici Etnoantropologici di Parma e Piacenza.

«Attraverso l’uso sapiente ed attento di carte ed inchiostri, il libro d’artista diventa espressione di libertà, rappresentazione concreta d’immaginazione, rivelazione palpabile di sentimenti, suggestioni e sensazioni.»[LiberBook, <http://liberbook.it/it/presentazione/>, ultima cons.: 18.3.2014.] Così è enunciata la filosofia sottesa all’evento espositivo, che si pone come spazio vocato a preservare la materialità tradizionale del libro su carta, difendendolo dall’invadenza delle nuove tecnologie digitali.

GIANNA BENTIVENGA, Vide, Roma, Atelier Insigna Print, 2013.

Il modello ispiratore è rappresentato dai frequentatissimi Salons francesi, in primo luogo dal parigino «Page(s)», fiera dedicata alla produzione degli editori d’arte, molto diversa dalle ben più antiche Buchmessen. Come l’associazionismo, le gallerie e le librerie specializzate, le biblioteche pubbliche o i laboratori collettivi e itineranti, i saloni rappresentano momenti essenziali della conoscenza e del confronto tra artisti appartenenti allo stesso tempo, i quali hanno modo di incontrarsi, scambiare pareri, misurarsi con nuove tecniche espressive e rinnovati linguaggi. Il pubblico dei collezionisti, degli appassionati o dei semplici curiosi è invitato così al fruttuoso confronto ed anzi riveste un ruolo persino ermeneutico. Il suo giudizio è infatti essenziale per comprendere quali siano le direzioni da intraprendere, quali le soluzioni più rispondenti al gusto (e dunque al mercato).

Alla prima edizione di «Liberbook» hanno preso parte ben 35 espositori d’Europa, in pari numero italiani (15) e francesi (15), per il resto provenienti dalla Svizzera, dal Belgio e dal Regno Unito.

Come si usa in altri salons, Beuchat ha deciso di assegnare un premio, destinato a quattro degli espositori intervenuti. La giuria, composta da Sabina Magrini, direttrice della Palatina, dalla funzionaria Mariangela Giusto per la Soprintendenza parmense e dall’editore Franco Maria Ricci, ha quindi decretato quali dei 34 espositori (Beuchat naturalmente fuori concorso) fossero meritevoli del premio. Il Rotary ha messo a disposizione, a tal fine, una somma in denaro, pari a 1.000 euro, per l’acquisto delle opere degli artisti-editori premiati. Con la cifra si sono pagati i frutti della loro arte, acquistati dal Rotary che li ha poi donati rispettivamente alla Palatina e alla Galleria Nazionale di Parma (due esemplari per ciascuna istituzione). Anche a seguito dello straordinario successo di pubblico, attestato più dal web che non dalla stampa nazionale e internazionale, il Rotary ha già previsto di incrementare la somma messa a disposizione del premio. Ciò avverrà a partire dalla primavera 2015, quando si terrà la II edizione di «Liberbook».

Sono risultati vincitori i francesi Judith Rotchild, Editions Verdigris di Octon, Marie Christine Bourven, Atelier Recto Verso di Reims, e gli italiani Gianna Bentivenga, Atelier Insigna Print di Roma e Lucio Passerini, delle milanesi Edizioni Il Buon Tempo. La giuria ha riconosciuto loro il significativo «rapporto tra i diversi media in relazione al testo» e la straordinaria «qualità nell’uso delle tecniche di realizzazione».[MARIA GRAZIA MANGHI, «Liberbook». Quando l’arte è tutta da sfogliare, «Gazzetta di Parma», 21 aprile 2013.] Aspetti che ben si rilevano in Insettario, leporello creato da Gianna Bentivenga, che ha fuso le tecniche dell’acquaforte, della puntasecca, del carborundum (carburo di silicio).[<http://www.giannabentivenga.com>, ultima cons.: 18.3.2014.]

GIANNA BENTIVENGA, Vide, Roma, Atelier Insigna Print, 2013, particolare.

Così l’artista, classe 1975, [<http://www.atelierinsigna.com/edizioni/labirinti/vide>, ultima cons.: 18.3.2013.] ha trasferito nell’edizione i tratti di un disegno preciso e insieme nervoso e teso che si riconoscono anche nei suoi dipinti, in alcune delle sue incisioni e nelle fotografie. Armonioso nella scelta del formato, un quadrato 20x20 cm, eppure animato da una tensione anche cromatica, nei toni caldi del rosso, colore lasciato in forma di macchia sulle carte impresse.

Il premio non consiste in un’elargizione economica fine a se stessa, quindi, ma nel riconoscimento di uno speciale apprezzamento da cui deriva, come conseguenza, l’ingresso delle opere nel patrimonio della memoria storica della città di Parma, e non solo. Un segno distintivo che stimola al contempo le istituzioni culturali italiane, impegnate a preservare, a custodire per le generazioni future e a valorizzare il patrimonio scritto, in direzione di un’accorta politica delle acquisizioni, la quale non tralasci anche queste particolari forme di testi, siano libri d’artista, edizioni d’arte, libri di private press. Perché le biblioteche e i musei in Italia sono spesso orientati a privilegiare la quantità, piuttosto che la quantità, e da sempre (anche quando la crisi economica non aveva drammaticamente azzerato il loro potere d’acquisto) il libro d’artista e le edizioni d’arte non figurano tra le priorità delle collezioni da procurarsi nel mercato per inserirle stabilmente nell’eredità culturale nazionale. Una fiera e quattro premi, d’ora in poi, terranno desta l’attenzione su questi temi.