Maria Gioia Tavoni • Paolo Tinti • Paola Vecchi

 

A misura di libro.
50 anni di edizioni Centro Di, 1964- 2014

Davide Ruggerini

Firenze 1964: Ferruccio Marchi, della nota famiglia di industriali toscani, intraprende la sua attività di editore. Di lì a pochi anni, nel 1968, insieme alla moglie Alessandra Pandolfini, fonda il Centro Di, Centro di Documentazione internazionale sulle arti, casa editrice destinata a diventare famosa per gli innovativi cataloghi di altrettanto innovative mostre d’arte. A partire dal 1970 all’attività editoriale si affianca ben presto una libreria che molti ancora oggi ricordano, in Piazza de’ Mozzi, quale punto di riferimento obbligato per l’aggiornamento sui fermenti dell’arte contemporanea internazionale. Sono gli anni delle neo-avanguardie, dell’affermazione di nuove forme di comunicazione, degli appelli di Carlo Ludovico Ragghianti affinché la città superi il ‘cabotaggio archeologico’ del suo passato per divenire finalmente ‘centro di vita artistica contemporanea’.

Il capoluogo toscano assiste, anche ai nostri giorni, ad un notevole risveglio di interesse nei confronti delle espressioni artistiche del Novecento, grazie a numerose iniziative organizzate dalle istituzioni e dagli enti più sensibili. Fra queste svetta la recente inaugurazione del Museo del Novecento, nella sede dell’antico Spedale delle Leopoldine, affacciato sulla splendida Piazza di Santa Maria Novella e oggi completamente restaurato.

Il cinquantenario del Centro Di ricorre, dunque, in un clima senz’altro propizio, come conferma il successo degli eventi che lo hanno accompagnato: due mostre, due cataloghi, un concerto inaugurale e una serie di incontri con critici e artisti del calibro di Achille Bonito Oliva, Enrico Crispolti, Maurizio Nannucci. Lo scorso anno l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze ha acquisito parte dell’archivio della casa editrice, che va a integrarsi virtualmente con il ricco fondo Ferruccio Marchi conservato presso la Biblioteca del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato. In attesa che questo materiale sia messo a disposizione del pubblico, in luoghi idonei alla consultazione, l’Ente ha promosso due esposizioni: una si è svolta tra il 19 febbraio e il 23 aprile nelle sale della sede storica della Cassa di Risparmio; l’altra è stata ospitata dal Museo Marino Marini, tra il 1 marzo e il 26 aprile.

AG FRONZONI, con Ferruccio Marchi, Studio per il marchio del Centro Di, 1968

La mostra ‘di via Bufalini’, a cura di Giovanna Uzzani, è un’antologia della produzione editoriale di Ferruccio Marchi e del suo Centro Di, dal 1964 ai giorni nostri, arricchita da una rassegna di manifesti e da una scelta di pitture, sculture, arredi affini allo spirito delle edizioni. Nell’ultima sala un video proietta performances audio-visive di Pietro Grossi, Giuseppe Chiari, Sylvano Bussotti, Giancarlo Cardini, Daniele Lombardi. Il sobrio, elegante allestimento prevede un totale di dieci teche organizzate in sei sezioni dai titoli espliciti o più generici ed evocativi: ‘Gli antefatti’, ‘L’invenzione del Centro Di’, ‘Il bianco e il nero’, ‘Tools’, ‘Ritorni e ibridazioni’, ‘Verso il presente e per la Toscana’. In alcuni casi il volume è esposto per evidenziarne la coperta, isolato come oggetto autonomo; altre volte è proposto ad apertura di pagina, laddove si voglia segnalare il particolare interesse grafico dell’impaginato, così come la singolarità delle proposte e dei rimandi. Nella prima teca si possono ammirare la prima traduzione italiana de Le Surréalisme et la Peinture di André Breton (1966); gli innovativi accostamenti di antico e moderno nelle fotografie dell’architetto Lorenzo Papi in Forma e Verità (1966) e soprattutto il catalogo della mostra promossa a Palazzo Strozzi nel febbraio-maggio 1967 da Carlo Ludovico Ragghianti: Arte Moderna in Italia, 1915-1935 (1967), fondamentale rivalutazione dell’arte italiana dal Futurismo alla seconda guerra mondiale. Con il suo inconfondibile formato 23x23 cm e la grafica essenziale e modernista, esso inaugura una nuova concezione di catalogo inteso come oggetto di design e opera d’arte in se stesso, luogo di sperimentazione estetico-tipografica e di libera reinterpretazione del concept espositivo. ‘L’invenzione del Centro Di’ è il titolo della seconda sezione, dedicata al lancio della nuova linea editoriale, nel 1968. Una raffinata ricerca grafica è evidente già nella concezione del logo: le lettere ‘C’ e ’D’ contrapposte in bianco su fondo nero, o, in alternativa, in nero su fondo bianco, si trasfigurano in essenziali forme geometriche che si ispirano all’arte minimalista e concettuale.

La sezione intitolata ‘Il bianco e il nero’ (teche 3-4), documenta gli esiti del particolare sperimentalismo suggerito dal titolo, dal massiccio cubo nero di Alternative attuali 3. Rassegna internazionale d’arte contemporanea (1968), a cura di Enrico Crispolti ai cataloghi delle grandi mostre curate da Achille Bonito Oliva: Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960-70 (1970), Amore mio (1970), Persona (1971), Contemporanea, (1974).

‘Tools’, la quarta sezione, è specificamente dedicata all’architettura e al design fra anni ’70 e metà anni ’80. Nel 1972 ebbe straordinaria eco la mostra Italy. The new Domestic Landscape, curata da Emilio Ambasz presso il MoMa di New York, che valse agli artisti e agli architetti italiani il riconoscimento di un ruolo di leadership mondiale nella ricerca del design. Ne sono esposti il famoso catalogo, il resoconto dell’evento (E. Ambasz, Sono partiti per New York, «Domus», 1972, n. 510) e il Certificate of Excellence for the Exhibition Cover assegnato l’anno successivo dall’American Institute of Graphic Arts per la geniale copertina. Il volume, un essenziale parallelepipedo 25x20 cm unisce rigoroso formalismo a dirompente creatività; tra la coperta bianco candido e una carta da lucido che produce effetti di trasparenza e opacità variabili, sono lasciati liberi di muoversi cinque misteriosi elementi dal design ricercato.

‘Ritorni e ibridazioni’ (teche 6-7) propone una scelta delle principali mostre curate da Achille Bonito Oliva negli anni ’80, con decise aperture alla Transavanguardia e al Postmodernismo; ampio spazio riserva, inoltre, a generi come la ceramica, la moda, le arti decorative, le arti tessili, la fotografia. Una teca specifica è dedicata ai libri d’artista e alle sperimentazioni ibride di Pietro Grossi, Daniele Lombardi, Giancarlo Cardini. ‘Verso il presente e per la Toscana’ (teche 8-10), racconta le scelte più recenti della casa editrice che, nel rifiuto di aderire alle grandi mostre-evento del XXI secolo, concentra piuttosto le sue risorse nei progetti di tutela, restauro, ricerca e valorizzazione dei beni culturali del territorio toscano. Studi, monografie, cataloghi, collane e riviste specializzate, in gran parte ancora attive, nascono dagli stretti rapporti di collaborazione con la Soprintendenza Toscana, il Gabinetto Stampe della Biblioteca Nazionale centrale di Firenze, la Società Internazionale di Studi di Storia della Miniatura, il Kunsthistorisches Institute in Florenz, l’Istituto Universitario Olandese di Storia dell’Arte di Firenze, l’Opificio delle Pietre dure, Palazzo Pitti, gli Uffizi, ma anche con l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, il Museo Internazionale delle Ceramiche a Faenza, la Pinacoteca di Brera.

Italy: The New Domestic Landscape,
catalogo della mostra, a cura di Emilio Ambasz,
New York, The Museum of Modern Art, maggio-settembre 1972, Centro Di, Firenze, 1972.

Il catalogo A misura di libro. 50 anni di edizioni Centro Di (1964-2014), a cura di Ginevra Marchi, figlia dei fondatori, con saggio introduttivo di Giovanna Uzzani, (Firenze, Centro Di, 2014) elenca l’intera produzione editoriale in ordine cronologico, con accuratezza di dettagli e ampio apparato illustrativo a colori. Gli indici dei titoli e dei nomi completano l’opera. Non sfuggano le scelte relative al formato (23x21 cm), alla grafica e all’impaginazione, che richiamano le prime esperienze stilistiche che hanno caratterizzato la storia della casa editrice.

Nella cornice del Museo Marino Marini, con le sue strutture in legno chiaro e ferro tinteggiato di bianco, nell’ex Chiesa di San Pancrazio, restaurata nel 1982 dagli architetti Lorenzo Papi e Bruno Sacchi, si colloca la seconda mostra. Il percorso proposto focalizza l’attenzione sui materiali dell’archivio del Centro Di. Documenti di varia natura, dalla cartolina al libro d’artista, dall’oggetto di design ai libri giunti attraverso i canali più disparati testimoniano i principali indirizzi delle avanguardie del secondo Novecento, l’ambiente culturale e le complicità con critici e artisti che hanno ispirato il lavoro di Ferruccio e Alessandra Marchi.

Correda l’esposizione un cofanetto intitolato Documentazione dalle librerie Centro Di di Firenze e Roma 1970-1990, a cura di Alberto Salvadori (Firenze, Centro DI, 2014), che contiene dieci schede mobili in cartoncino dedicate ai principi ideali e pratici di alcuni stili dell’arte contemporanea: Surrealismo, Op Art, Pop Art, Minimal Art, Conceptual Art e altre correnti, oltre a bibliografie ragionate e ad un elenco dei volumi di collezione privata in prestito alla mostra. L’opera si ispira, sia per concezione sia per contenuti, a Some principles and practice of twelve Modern Art styles (London, Coracle Press, 1980), libro d’artista di Gerry Hunt, stampato in tiratura limitata di mille copie numerate.

Nel complesso le due mostre dimostrano ampiamente le capacità del Centro Di, ieri come oggi, di rapportarsi alle più squisite manifestazioni artistiche italiane e straniere.