Maria Gioia Tavoni • Paolo Tinti • Paola Vecchi

 

FLA – Focus sul Libro d’Artista.

Irmari Nacht e Isabelle Faivre:
l’espressività plastica della parola

Paola Pluchino

La rubrica dedicata ai nuovi talenti del libro d’artista in questo numero si rivolge oltre la bidimensionalità, versante in cui canonicamente siamo abituati ad intendere la pagina. Lo fa con la consapevolezza che la dimensione fisica degli oggetti è anch’essa anima, sviluppo, portato semantico che interviene nella comprensione e nei modi di fruizione del testo scritto secondo modalità differenti rispetto al passato. Pertanto il focus è quello del libro scultura, nicchia della nicchia, edicola in cui il libro si ridesta dai leggii per essere letto in tutte le prospettive possibili, con una forte componente plastica.

Le due artiste selezionate – Irmari Nacht e Isabelle Faivre – sono accomunate da questo approccio oggettuale al libro, arrivando a considerarlo come un vero e proprio oggetto totemico: imperscrutabile al suo interno eppure sin dall’esterno, subente sucessve modificazione, pronto a rappresentare ieraticamente una storia.

Isabelle Faivre, Fauteuil Vivaldi de Haut, s.d.

Isabelle Faivre

Per Isabelle Faivre, nata nel 1965 in Francia, la scelta del libro d’artista come medium della visione è imprescindibile: il libro allarga la platea del pubblico coinvolgendo anche i non addetti ai lavori, «un public qui ne vient pas dans les galeries», chiosa nella nostra intervista, evidenziando come l’allargamento dei fruitori sia motore irrinunciabile per la scoperta e la trasmissione di questo genere artistico.

Isabelle Faivre, Les Petites Matins Frais, s.d.

I suoi libri contengono una musica interiore, in un universale alfabeto che ha il suo cuore nelle pagine intagliate quasi a fine ricamo; le sue storie hanno un solo personaggio principale: la carta. Questa per lei comanda la narrazione e impone le sue regole, permettendo la scoperta del suo approccio devozionale e purista.

In questo senso la scelta dei materiali appare primordiale: è il limite attraverso il quale l’idea si trasforma in forma: «è un istante quello in cui si definisce la scelta di utilizzare quello o quell’altro materiale» sostiene.

Isabelle Faivre, Fleur Violin de Face, s.d.

Così come l’italiana Elisabetta Di Maggio, Isabelle Faivre opera con una cura quasi ossessiva, intagliando con precisione curve e spigoli, quarte di scena dal sapore Rococò. E non smentisce il suo gusto arzigogolato nemmeno nella scelta delle colonne sonore che idealmente accompagnano le sue opere, prediligendo i voli lirici su partiture per violini di Mozart e Vivaldi. Affascinata dalle dinamiche relazionali della comunicazione condite da un’ineliminabile joie de vivre, le sue creazioni sono ispirate essenzialmente alla natura, al suo gioco d’equilibrio, alla dicotomia tra ombra e luce: «Un oggetto posato sul tavolo, una locandina pubblicitaria, tutto ciò che il mio occhio vede» sono i termini con cui l’artista si confronta («La nature essentiellement, les jeux d’équilibre, d’ombre et la lumière. Un objet posé sur une table, une affiche de publicité»).

Nel 2014 Isabelle Faivre esporrà all’Istituto Italiano di Barcellona, al Carré d’Art di Nîmes e a Parigi, a La Galerie Atelier du Génie.

Irmari Nacht

Irmari Nacht, nata a Englewood (New Jersey) dove opera ancora oggi, ha sempre nutrito un profondo interesse per il riciclo e sostiene che l’enfasi oggi dimostrata nei confronti delle avanguardie digitali (internet, ebook, dispositivi di lettura di libri) non leda ma anzi concorra all’onore della parola scritta, elevando il libro stampato su carta.

I suoi libri hanno un intento pedagogico: partendo della consapevolezza che per proteggere il futuro dell’uomo il riciclo assuma un valore centrale, l’artista spera che suoi libri «incrementino la conoscenza di questi cambiamenti e inducano le persone a pensare a temi come il riciclo, il riuso» («I hope my books will increase awareness of these changes and will get people thinking about recycling, reusing»), dichiara nel corso della nostra conversazione epistolare.

Irmari Nacht, Oliver Twist, recycled artist book, 2010

I libri riciclati di Irmari Nacht appartengono alla serie nominata SAVED, libri usati o destinati al macero sono trasformati in manufatti salvati dall’arte. I libri sono tagliati, a volte in piccoli riccioli o strati sottili e poi ondulati, tali da riproporre la loro natura originaria, «ombra dalla quale la carta è prodotta».

A volte dipinti, assemblati, e ri-formati i libri modificano la loro funzione pratica assumendo in se stessi il valore di oggetti scultorei passibili di molteplici interpretazioni.

Irmari Nacht, Rhapsody in Blue, violin and mini book, collaged and painted, 2013, actual violin size

Questi veri e propri oggetti d’arte, così modellati, subiscono una propria esplosione: dai quattro pollici originari si arriva fino ai ventiquattro grazie a una serie di giochi spiralici che, come sostiene l’artista, «lanciano segnali subliminali agli spettatori».

Le parole sulle pagine, così separate, divelte, sovrapposte, fatte scontrare, ritagliate, assumono significati trascendenti il loro valore iniziale e rimangono per molto tempo oscuri nel loro senso, ma le parole che si formano all’interno, creano nuove informazioni ora ottenute dalla lettura solo delle singole forme sonore che sono visivamente disponibili: «Le parole dei libri si muovono nel libro scultura dalla copertina all’interno come trasportate da nastri, si incontrano al fine di generare nuove idee».

Irmari Nacht, Les Fleurs, recycled artist book, 2010

Il 2014 vedrà la Nacht impiegata in settembre Museum of Shenandoah Valley (MSV), Winchester, Virginia, con la mostra Second Time Around: The Hubcap as Art e al Morris Museum di New York con Pulp Culture – Paper is the Medium in ottobre esporrà a Cleveland presso il Redlands Museum con una Personal History Exhibition e alla Flynn Gallery (con una data ancora da annunciare) quest’inverno allo Yale University Museum (all’interno della Allan Chasanoff Bookwork Collection), l’anno prossimo sarà la volta della Brooklyn Library di New York.

Nonostante il calendario fitto, l’artista trova il tempo anche per riadattare come fossero libri strumenti musicali, e chissà che l’ultimo violino da lei creato - per la New Jersey Symphony Orchestra - non suoni proprio la Rhapsody in Blue.