Maria Gioia Tavoni • Paolo Tinti • Paola Vecchi

 

Artelibro 2014 all’Università di Bologna.
La geometria del bello

Marina Zuccoli

All’interno dell’iniziativa «Matematica in prospettiva», volta a indagare il rapporto tra matematica e architettura, una mostra bibliografica presso il Dipartimento di Matematica dell’Università di Bologna ha reso omaggio in più modi al tema dell’edizione 2014 di Artelibro: «Italia, terra di tesori». Dall’esposizione infatti, promossa dal Sistema Bibliotecario di Ateneo e organizzata da una struttura di recente istituzione, la Biblioteca inter-dipartimentale di Matematica, Fisica, Astronomia e Informatica, emergeva con chiarezza l’intento di far conoscere sia uno degli edifici universitari bolognesi più notevoli del secondo dopoguerra, sia un fondo librario per alcuni inaspettato e certo poco noto.

L’occasione di Artelibro, dunque, ha consentito, come nelle passate edizioni, di aprire ai visitatori uno dei luoghi della didattica universitaria che, di norma, è riservato all’uso da parte di docenti e studenti, non sempre consapevoli di aggirarsi entro un’interessantissima realizzazione dell’architetto pistoiese Giovanni Michelucci che, all’inaugurazione, è stata illustrata dall’architetto Raffaella Inglese. Per raggiungere la mostra, ambientata nella panoramica sala riviste al settimo piano del Dipartimento di Matematica, il visitatore ha potuto osservare la caratteristica struttura dell’edificio, con piani sfalsati, premiato infine della visione dei volumi esposti in emeroteca.

Leon Battista Alberti, Della architettura della pittura e della statua ... traduzione di Cosimo Bartoli. In Bologna, nell'Instituto delle Scienze, 1782.

I curatori hanno scelto all’interno del ragguardevole patrimonio antico della biblioteca e hanno mostrato per la prima volta al pubblico una selezione del fondo della Scuola di disegno ornato e architettura, attiva presso la Facoltà di Scienze matematiche dal 1861 al 1948. Felice esempio di intersezione disciplinare, il fondo rivela una delle sfaccettature della matematica e, come sottolinea il dépliant della mostra, «testimonia il profondo e inestricabile intreccio che, nel corso dei secoli, si è creato fra le discipline matematiche, in primis la geometria classica, e le scienze del costruire e del decorare». Su questo tema hanno poi discusso, in un conve-gno affiancato alla mostra e intitolato La matematica tra architettura e arte, gli specialisti di entrambe le discipline coinvolte.

Favorita dall’argomento, che si presta a un’iconografia di pregio, esaltata dalle grandi dimensioni delle tavole, la mostra offriva una panoramica articolata su oltre tre secoli di stampa, di cui si segnalano, per brevità, solo alcuni esemplari.

Il percorso prendeva avvio da un’edizione cinquecentesca dei Dispareri in materia d’architettura, et perspettiua. Con pareri di eccellenti, et famosi architetti, che li risoluono di Martino Bassi (Seregno, 1542–1591). Stampato a Brescia dai fratelli Francesco e Pier Maria Marchetti nel 1572, il volume è caratterizzato dalla marca tipografica con il noto motivo del delfino e l’ancora e dai grandi capilettera floreali.

Guarino Guarini, Disssegni [!] d'architettura ciuile et ecclesiastica. In Torino, per Domenico Paulino, 1686.

L’opera costituì la risposta di Bassi a Pellegrino Tibaldi, con il quale era sorta una disputa in merito ad alcuni aspetti costruttivi del Duomo di Milano, affrontata richiedendo un parere ai maggiori architetti del tempo, quali Palladio, Vasari e il Vignola. In particolare, il volume era aperto alla tavola del Battistero, sulla cui stabilità Bassi avanzava alcuni dubbi, suffragati dall’autorevolissima opinione del Vignola, espressa con la caustica frase «le fabbriche non si hanno da sostenere colle stringhe». Dei Dispareri curò una riedizione due secoli dopo, nel 1771, l’architetto milanese Francesco Bernardino Ferrari a Milano, per i tipi di Giuseppe Galeazzi.

La visita proseguiva, attirati dal curioso refuso che spicca sul frontespizio dei Disssegni [sic] d’architettura ciuile et ecclesiastica inuentati, & delineati dal padre d. Guarino Guarini modonese (in Torino, per Domenico Paulino, 1686), una raccolta in quarantasette carte dei disegni del Guarini, morto nel 1683. L’intenzione di pubblicare i disegni postumi appena possibile, nell’attesa di un successivo libro vero e proprio, è espressa nella introduzione anonima; nel 1686 comparve anche un’edizione torinese dei Dissegni, per i tipi degli eredi Gianelli, mancante del refuso. In mostra si offriva la tavola con le colonne corinzie, particolarmente notevole per la colonna tortile, che caratterizzò alcune realizzazioni del Guarini.

L’editoria bolognese era rappresentata dal trattato di Leon Battista Alberti Della architettura della pittura e della statua, nella traduzione di Cosi-mo Bartoli, stampato nel 1782 da Petronio Dalla Volpe per l’Istituto delle Scienze [Per la storia e la produzione della stamperia Dalla Volpe si rinvia a: ALBERTO BELTRAMO, MARIA GIOIA TAVONI, I mestieri del libro nella Bologna del Settecento, Sala Bolognese, Forni, 2013, in part. il cap. IV I Dalla Volpe veri imprenditori del secolo, p. 205-80.]. Il volume costituisce un capolavoro incisorio del marchigiano Pio Panfili, il quale con i Dalla Volpe ebbe una lunga collaborazione e che qui si produce non soltanto nelle tavole maggiori, ma anche negli elementi decorativi, quali gli elaborati frontalini e finalini. Il volume, aperto al Libro sesto dedicato al sollevamento dei carichi, presentava la tavola con un amorino simpaticamente appeso a un albero mediante una carrucola.

Ferdinando Galli Bibiena, L'architettura civile preparata su la geometria, e ridotta alle prospettive. Considerazioni pratiche... dissegnate, e descritte in cinque parti. In Parma, per Paolo Monti, MCDCCXI (i.e. 1711).

Un omaggio alla sede della mostra si poteva cogliere nel volume Pianta e spaccato del nuovo teatro di Bologna offerto al nobil’uomo ed eccelso sig. senatore conte Girolamo Legnani da Lorenzo Capponi, un’altra produzione dei Dalla Volpe per l’Istituto delle Scienze, pubblicato a Bologna nel 1771; la sottoscrizione indica quale stampatore Lelio, morto però nel 1749, quindi da intendersi Petronio [Recentemente riedito da Deanna Lenzi con preziosi apparati critici: Pianta e spaccato del nuovo Teatro di Bologna in occasione dell'apertura 14 maggio 1763, a cura di F.I.D.A.P.A., Federazione italiana donne arti professioni affari - sezione di Bologna, San Giovanni in Persiceto, Forni, 2013 (rist. anast. dell’ed.: in Bologna, nella Stamperia del Longhi, 1763).]. Il Dipartimento di Matematica, infatti, è insediato lungo lo stesso asse viario del Teatro Comunale di Bologna, opera prege-volissima del Bibiena. La tavola esposta, lo Spaccato per il lungo del nuovo teatro della città di Bologna, incisa da Capponi su disegno del Bibiena stesso, consente una visione del complesso dei palchi, illuminata da sinistra.
Impreziosisce il libro un’etichetta, che ne attesta la proprietà da parte di Fortunato Lodi (1805-1882), architetto bolognese che diresse la locale Accademia di Belle arti e fu anche docente presso la Scuola di applicazione per ingegneri.

Si ritorna poi al bolognese Francesco Galli Bibiena (1659–1739) con il suo L’architettura civile preparata su la geometria, e ridotta alle prospettive, stampato a Parma da Paolo Monti, il quale indica la data MCDCCXI [i.e. 1711]. Del volume era esposta la splendida incisione costituita dal ‘rame ventitre’, riferita al disegno di una sala o stanza ‘veduta per angolo’, che unisce alla precisione simmetrica del disegno una suggestiva visione rovesciata, in basso, della sala delineata in alto.

Lorenzo Capponi, Pianta e spaccato del nuovo teatro di Bologna. In Bologna, per Lelio dalla Volpe impressore dell'Instituto delle Scienze, 1771.

Ci piace concludere questa sintesi della mostra con una presenza, che non poteva mancare in un discorso espositivo sull’architettura: Vitruvio. L’autore era rappresentato da tre edizioni, due de L’Architettura, nella traduzione italiana e commento del marchese Berardo Galiani e una costituita da un compendio. Della versione del Galiani sono presenti, nel fondo della Scuola di disegno ornato e architettura, sia la prima edizione napoletana del 1758, presso la Stamperia Simoniana, con la spettacolare antiporta ideata dallo stesso Galiani e incisa da Francesco La Marra, sia la seconda edizione, anch’essa napoletana, ricorretta dagli errori occorsi nella prima, e corredata degli stessi rami disegnati, e fatti incidere dal medesimo traduttore (presso i fratelli Terres, 1790). L’impresa del marchese Galiani, di cui egli stesso esprime le difficoltà nella prefazione, tiene conto delle precedenti traduzioni di Daniele Barbaro, Giovanni Giocondo e del Filandro (Guillaume Philandrier), nonché delle annotazioni di Claude Perrault. La raccolta in tavole delle illustrazioni, prima sparse nel testo, e delle citazioni dei termini di architettura, rivela l’intenzione di un uso didattico e di una lettura volta alla pratica. Analoga vocazione rivela l’altra opera vitruviana esposta in mostra, L’architettura generale di Vitruvio ridotta in compendio dal sig. Perrault ... opera tradotta dal francese, ed incontrata in questa edizione col testo dell’autore, e col commento di monsig. Barbaro.
Questo compendio in ottavo, stampato a Venezia da Giambattista Albrizzi nel 1747, per il piccolo formato e l’arricchimento di un glossario di architettura, di evidente ispirazione enciclopedista, suggerisce una tipo-logia editoriale rivolta a studenti e ben si presta a chiudere la presen-tazione dei volumi della Scuola di disegno ornato e architettura dell’Uni-versità di Bologna.

Hanno curato la mostra Serena Marchionni, Barbara Lotti e Michele Santoro, con la supervisione scientifica di Francesco Ceccarelli e la col-laborazione di Laura Guidotti. La grafica è stata curata da Valeria Montesi. Maria Pia Torricelli ha attuato, come ogni anno, il coordinamento del Sistema Bibliotecario di Ateneo con le esposizioni di Artelibro.