Maria Gioia Tavoni • Paolo Tinti • Paola Vecchi

 

Studenti grandi firme

Andrea Daltri - Paola Dessì - Daniela Negrini

Dalla consistente raccolta di periodici studenteschi dell’Archivio Storico dell’Università di Bologna è nata la mostra Studenti grandi firme, con l’intento di ricostruire le vicende culturali e professionali di tanti giovani universitari che affidarono alla carta stampata le loro prime prove d’autore, di scrittura e di grafica.

Disegno di Gabriele Galantara per «L’Asino» (Roma, 1908)

I giovani che frequentavano le università furono per molti decenni dopo l’Unità d’Italia un’élite numericamente modesta, sia per motivi di censo, sia per l’arretratezza di molte professioni, per le quali non era richiesta una specifica laurea. Tuttavia, anche se lentamente, la compagine studentesca aumentò e iniziò a rivendicare una propria identità culturale e sociale proprio attraverso la stampa, che fu il mezzo privilegiato per far conoscere a un pubblico vasto idee, aspirazioni, proposte, rivendicazioni e ogni altro tema che avesse un connotato riconducibile alla ‘condizione’ di studente.

Sebbene spesso frivole e leggere, quelle testate un po’ precarie, di vita breve e periodicità varia, furono un fenomeno editoriale nuovo, diffuso in tante città, che fossero o meno sedi universitarie; e spesso furono il primo banco di prova per i giovani talenti che si affermarono poi in diversi ambiti professionali.

Copertina di Marcello Dudovich per la «Strenna universitaria» (Bologna, 1901-02)

Nel caso di Bologna, esemplare in questo senso fu l’esperienza di Guido Podrecca e Gabriele Galantara che iniziarono nel 1888, con le feste per l’VIII Centenario dell’Ateneo, un lungo sodalizio professionale prima con la rivista «Bononia Ridet», di ambito cittadino, e poi con «L’Asino», il più famoso periodico satirico dell’Italia giolittiana. Altrettanto signifi-cativo fu decenni dopo l’esordio di Dino Campana, studente di Chimica per alcuni anni, che pubblicò sui due numeri unici «Il papiro» e «Il goliardo» alcune sue poesie, poi confluite nella raccolta Canti orfici. Altre testate che negli anni della Belle Époque confermarono la vivacità dell’editoria studentesca a Bologna furono «I profili del Nettuno», «La matricola in Aeroplano», il «Fittone» di cui gli studenti furono anche editori e curatori; con le vendite si auto-finanziavano i giornali e con il resto dei ricavi si sostenevano le feste goliardiche o le raccolte di fondi per iniziative benefiche.
Negli stessi anni il giornalismo degli universitari iniziò a impegnarsi sempre di più nel dibattito politico e sociale, come nel caso delle riviste degli studenti cattolici, prima fra tutte «Vita Nova» della FUCI, o «Corda fratres», voce della omonima associazione internazionale di studenti, che ospitò contributi di universitari europei accomunati dall’aspirazione alla pace e alla solidarietà: ideali spezzati dalla tragedia della Prima guerra mondiale. [D.N.]

Due tavole di Giovanni Acquaviva per «Festa delle matricole» (Pisa, 1921-22)

L’adesione ai movimenti artistici e letterari

Gli studenti chiamati a vestire il grigio-verde non potevano certo assu-mere tra le loro priorità quella di impegnarsi sul fronte editoriale. Solo al termine del conflitto trovarono nuove motivazioni: anzitutto il bisogno di ricordare i caduti, professori e compagni, e la necessità di unire le forze nel reperire fondi per la costruzione di monumenti alla memoria. Senza che vi fosse irriverenza, a ‘la sacra memoria’ si affiancarono le pagine dedicate al ‘tripudio giovanile’ che vennero affidate, come da tradizione, a studenti e ad artisti già affermati, come Nasica, alias Augusto Majani, a Bologna.

Abbandonata la linea del liberty, gli studenti abbracciarono la causa futurista, come espressione più vicina alle esigenze di un rinnovato movi-mento giovanile. Gli studenti di Pisa vantavano la collaborazione di Gio-vanni Acquaviva, iscritto a Giurisprudenza, definito dallo stesso Marinetti «tra i più originali e ricchi di fantasia creatrice aeropittore futurista» [FILIPPO TOMMASO MARINETTI, Collaudi futuristi, a cura di Glauco Viazzi, Napoli, Giuda, 1977, p. 225.]. Gli universitari pavesi invece contavano sulla presenza di Pino Masnata, studente di Medicina e chirurgia dal 1919 al 1925 e già sperimentatore in quegli anni di tavole parolibere di impronta marinettiana.

Copertina di Franco Grignani per «Crac» (Pavia, 1934)

Le redazioni editoriali dei numeri unici studenteschi ebbero un ruolo determinante nella scelta dei collaboratori che, ancora negli anni Trenta, provenivano dalle fila dei giovani artisti emergenti, come Bruno Munari o Walter Molino a Milano, e dai gruppi di compagni più promet-tenti, come il caricaturista Franco Grignani che sarebbe diventato un famoso designer a tutti noto come autore del marchio internazionale della Pura lana vergine.

Se durante il ventennio la partecipazione alle riviste studentesche costituì per alcuni universitari l’occasione per promuovere un’arte che fosse espressione dell’ideologia fascista, non mancarono, tra le riviste dei GUF, esperienze editoriali alternative. È il caso di «Architrave» (Bologna, 1940-1943), dal sottotitolo programmatico: «mensile di politica, letteratura e arte». Le pagine culturali sono quelle in cui la redazione si esprime al meglio, con articoli che spaziano dalla letteratura ungherese e russa al teatro giapponese e alla critica cinematografica francese. «Architrave» fu la palestra per molti giovani che frequentavano il mondo universitario bolognese come Francesco Arcangeli, Enzo Biagi, Pier Paolo Pasolini, Vasco Pratolini, Ezio Raimondi, Renzo Renzi, Roberto Roversi, per citare solo alcune delle giovani firme, futuri protagonisti dell’Italia del secondo Novecento. La fine del secondo conflitto mondiale vide un’immediata ripresa dell’editoria studentesca. Si tratta tuttavia di riviste che risentono delle poche risorse finanziarie a disposizione e che si caratterizzano per la povertà della grafica, il numero ridotto di pagine, l’assenza di nomi celebri. Eppure tale produzione mostra la volontà degli studenti di dare nuova voce alle proprie esigenze. [P.D.]

Copertina di Emilio Giannelli per «Bucallegro» (Siena, 1957)

Goliardia vs Movimento studentesco

La rappresentanza studentesca s’impegna in una battaglia per la mo-dernizzazione dell’università che ha tra i propri obiettivi un maggiore dialogo tra corpo docente e studenti, il superamento del carattere elitario dell’istruzione universitaria, una didattica meno astratta e capace d’interpretare le reali esigenze del mondo giovanile. Se nella pubblicistica studentesca nazionale è viva l’eco del dibattito in corso, la produzione locale e soprattutto quella d’occasione, legata alla celebrazione del carnevale e della festa delle matricole, documentano il persistere di un atteggiamento tradizionale che esalta l’autentico spirito goliardico e lo identifica con la sperimentata pratica della satira irriverente. Tra i pro-tagonisti di questa stagione spiccano i nomi del vignettista Emilio Giannelli, del fumettista Magnus, del pubblicista Gianni Venturino.

Tavola di Andrea Pazienza per Le straordinarie avventure di Pentothal, in «Alter alter» (Milano, 1977)

Lo scoppio della contestazione giovanile degli anni sessanta introduce una cesura irreversibile all’interno della vita universitaria che segna di fatto anche la fine della parabola della goliardia. Se il movimento studentesco ha indubbiamente tra i suoi diversi terreni di coltura anche l’ambito goliardico, la discontinuità con le mitologie e le ritualità del passato è però netta. A mutare, in primo luogo, è la stessa figura iden-titaria dello studente, non più identificabile con lo status conferito dalla condivisione dell’esperienza universitaria, ma debitrice ora di una pluralità di suggestioni ideali e di pratiche comportamentali che si sono affermate al di fuori delle aule di lezione contribuendo a creare nuove reti di relazioni e nuovi vincoli di appartenenza all’interno del mondo giovanile.

A mutare sono anche le forme della comunicazione scritta, dapprima affidata a strumenti che privilegiano la velocità nella circola-zione delle informazioni alla provvisorietà dei supporti (volantini, tazebao, bollettini) e che solo in seguito tenderà a strutturarsi in progetti editoriali più o meno stabili producendo una grande fioritura di testate riconducibili alla variegata galassia movimentista: dai giornali collegati alle nuove formazioni politiche, a forte connotazione ideologica, ai perio-dici che incarnano lo spirito più anarchico e libertario del movimento ai prodotti dichiaratamente underground che ospitano i primi lavori dei disegnatori Max Kapa, Stefano Tamburini e Andrea Pazienza. Un’officina di sperimentazioni grafiche e scrittorie che vedrà affermarsi una nuova generazione di intellettuali destinata a connotare in profondità la pro-duzione culturale dei decenni successivi. [A.D.]