Maria Gioia Tavoni • Paolo Tinti • Paola Vecchi

 

I diari delle Medie

Elena Grossi – Stefano W. Pasquini

L’idea di cercare, raccogliere ed esporre i diari delle scuole medie, inferiori e superiori, nasce dal riconoscimento che in questo oggetto così comune si possa vedere una prima e originale manifestazione della potenzialità artistica che ogni persona possiede. Nell’adolescenza si cresce e ci si forma, si scoprono possibilità e fatti affascinanti, e, decidendo cosa di tutto questo ci piace, si fanno delle scelte. Così, tra le pagine del diario scolastico, dove lo spazio dedicato ai compiti è sempre più sacrificato e angusto, c’è un’esplosiva espressione di creatività, modellata certamente sui riferimenti culturali che si stanno acquisendo, anche a scuola, ma libera da qualsiasi condizionamento estrinseco o venale. È arte fine a se stessa, volta a manifestare la propria persona, a comunicarla agli amici e, in fondo, ad avere il diario più rigonfio e più colorato di tutti.

dal diario di Stefano W. Pasquini, la creatività verbale, “Giulivezza” [foto: Stefano W. Pasquini]

Si tratta di oggetti pensati per essere pubblici, anche se nell’ambito ristretto della scuola o delle amicizie. Pur portando molti (e tenerissimi) scorci del sentire più profondo dell’autore, espressi accanto alle parole, citate, di scrittori e pensatori autorevoli, a cui ci si affida quando è difficile mettere nero su bianco, per timidezza o inesperienza, la parola più individuale e personale, quelli di scuola non sono diari intimi. Eppure questi ultimi interagiscono con i diari scolastici, anche se nella mostra è mancato un confronto che avrebbe potuto rivelare le molte inquietudini di quel periodo difficile sotto tanti punti di vista che è l’adolescenza.

dal diario di Elena Grossi, “L’ora di Greco” [foto: Stefano W. Pasquini]

Nel confronto fra diario personale e diario scolastico, qualora i due coesistessero, si sarebbero potute oggettivare le dinamiche di una personalità in fieri. Riflettendo da questa prospettiva, una volta raccolti e messi assieme per l’allestimento della mostra, tenutasi a Bologna presso lo Studio Cloud 4 dal 26 settembre all’8 novembre 2014, abbiamo anche visto in questi oggetti molti aspetti, seppure a livello iniziale e quasi em-brionale, del libro d’artista, una delle forme in cui l’arte si è espressa e si esprime con grande ricchezza e libertà di esiti. L’assetto del diario scola-stico è iniziale e non del tutto consapevole, ma è evidente da parte del suo autore la volontà di prendere un oggetto prodotto in serie e renderlo unico, distanziarlo dalla suo confezione precodificata. Anche nel diario scolastico accade, in fondo, ciò che Emilio Isgrò, coi suoi conosciutissimi libri cancellati, ha realizzato sin dal 1964. Certamente l’intento di questo atto non è compiutamente e consapevolmente artistico, infatti nella deco-razione del diario scolastico si può, forse in modo più corretto, vedere innanzitutto la traccia della ricerca del proprio posto nella realtà, dato che dalle scuole medie inferiori in poi si dedica, o si dovrebbe dedicare, gran parte della propria giornata alle aule o agli spazi didattici complementari (pubblici e privati) che diventano, quasi per permanenza, i luoghi anche fisici di questa ricerca.
È un tentativo che comincia proprio nell’adolescenza, e ognuno lo attua con i mezzi che gli sono già propri o che ha voglia di sperimentare.

In questo modo un oggetto comune, banale e di scarso pregio tipografico-editoriale diventa espressione di identità: si pesca dall’ico-nografia collettiva, dalla musica, dai personaggi, dai libri irrinunciabili (infatti i diari traboccano di biglietti di concerti, del cinema, di foto di celebrità, di citazioni, di poesie, di vignette attaccati con la colla stick), ma, nell’atto della scelta di questi frammenti, comincia già a determinarsi e ad evidenziarsi una visione personale attraverso la proiezione nel tempo di un anno scolastico, dell’estro di un autore.

il diario di Laurina Paperina con l’opera, realizzata su post-it ®, che l’artista ha donato in occasione della mostra [foto: Stefano W. Pasquini]

Se si vuole pensare all’adolescenza come un periodo, nell’evo-luzione della personalità, caratterizzato fortemente dall’insicurezza, questo materiale, incollato con dedizione alle pagine del diario, può essere visto come un puntello, un elemento già consolidato a cui appoggiarsi per poi partire in autonomia. Quello che è veramente interessante, nei diari, è infatti ciò che fiorisce tutto attorno ai frammenti e alle citazioni: la sperimentazione del proprio originale talento.

Ci sono, ad esempio, tanti, tantissimi disegni fatti con tutti i mezzi a disposizione: pennarelli colorati e Uni-posca; ci sono miniere di capilettera trionfali, di alfabeti sperimentali, tipografia fiammeggiante e appariscente; ci sono racconti e poesie; c’è la musica; c’è la politica; ci sono le foto proprie e dei propri amici, quelle della gente famosa ritoccate, sovrascritte e decorate con tutti i mezzi creativi a disposizione, in epoca predigitale.

dal diario di Riccardo Lolli (senza titolo) [foto: Stefano W. Pasquini]

Le combinazioni di forme e di espressioni sono ricchissime, come, del resto, l’uso di diverse forme comunicative: in alcuni diari la scrittura e la parola sono secondarie al segno grafico e al disegno, in altri casi, invece, come nel diario di quella che sarebbe diventata poi una giornalista, la parola prevale nettamente. I linguaggi verbo-visuali, grafici e materici (nei diari abbiamo trovato incollato di tutto, comprese caramelle al cioccolato e tessere di vetro) fanno sì che il diario sia un oggetto esperibile con tutti i cinque sensi. Parallelepipedo che guardi, tocchi, ascolti (il fruscìo del volume rigonfio), senti (con i campioncini dei profumi, staccati dai giornali). Non si potrà forse assaggiare, ma il gusto è stuzzicato dalla visione dalle confezioni di caramelle, cioccolatini, merendine, chewing-gum, incollati in abbondanza tra le pagine.
Il supporto non è una pagina bianca, ma un volume che porta già una sua struttura di segni tipografici e nella maggior parte dei casi anche disegni (diario Linus) e scritti (Smemoranda, diario di Cuore). Le caratteristiche tipografiche originarie vengono ricomposte, eluse o inglobate negli interventi dell’autore, con effetti di grafica pop, di integrazione di testo, immagini e forme e di fusione parola-segno molto interessanti.

dal diario di Enrico Farnedi (senza titolo) [foto: Stefano W. Pasquini]

La natura originaria di volume, di libro, quasi sparisce e il diario diventa un oggetto manipolabile, creato non in funzione della ripro-ducibilità, a differenza di alcuni tipi di libri d’artista, ma come oggetto unico, col fattore comune della volontà di condividere la propria capacità e il proprio pensiero. E, mentre l’ideazione resta dell’autore, si cerca il coinvolgimento dei fruitori (i compagni di classe, gli amici), che sono spesso chiamati a contribuire: «mi fai una dedica?».

A proposito di condivisione, un altro paragone che è venuto naturale è stato quello con Facebook, su cui troviamo oggi, in forma digitale e rivolti ad un pubblico molto più vasto, le stesse raccolte di citazioni, fotografie proprie e dei propri amici (e tante di cuccioli e gattini), presentazione delle proprie opere, discussioni politiche, sfoghi, e l’onnipresente testimonianza di quello che si sta mangiando. Con la differenza, però, di una struttura molto più rigida e non manipolabile dall’autore come quella fisica di un volume fatto di fogli di carta, che non dà luogo ai personalissimi e caleidoscopici esiti che ci siamo trovati tra le mani con questi i diari.

il diario di Simona Paladino, un ragguardevole “volume” [foto: Stefano W. Pasquini]

La mostra I diari delle medie è stata infine inaugurata con la curiosità di vedere che effetto avrebbero fatto tutti assieme i venti diari scelti tra tutti quelli raccolti e, soprattutto, di chi sarebbe venuto a sfogliarli.

Avevamo pensato a diversi criteri espositivi ma alla fine, in un certo senso, i diari si sono sistemati da soli. Provando a raccoglierli in ordine cronologico, si sono marcate delle vere e proprie serie: prima, dalla fine degli anni settanta alla metà degli anni ottanta i diari di Linus, poi le Smemorande, poi i diari di Hello Kitty, con alcune eccezioni fuori da queste sequenze: diari scritti sulle agende delle banche e delle casse di risparmio, solo apparentemente più seri degli altri.

dal diario di Alice Muccichini (senza titolo) [foto: Stefano W. Pasquini]

All’inaugurazione sono intervenuti gli autori, naturalmente. Hanno riletto lì il proprio diario, lo hanno fotografato sul panno nero dei tavoli e hanno percorso con occhi e mani il diario degli altri, riconoscendolo nel contempo simile e diverso. Sono venute anche tante altre persone, che non avevano un diario esposto ma che chiacchierando, ci hanno raccontato del loro, di diario, rendendo molto più ricca questa esperienza. Sono venuti anche diversi giornalisti, perché la mostra era curiosa e atipica e forse presentava l’adolescenza non come la temporanea appartenenza ad un’altra specie ma come il momento in cui, sperimentando, si comincia a prendere una propria via.

dal diario di Giulia Bonora, caramelle incollate sulle pagine del diario [foto: Stefano W. Pasquini]

In questi segni, infatti, c’è quello che si era allora, ma, assecondati e coltivati, e senza necessariamente una piena consapevolezza, c’è anche tanto di ciò che si è diventati. Una sorta di nostalgia proiettata nel futuro, una potenzialità intrinseca della creatività che ci accomuna, indi-pendentemente dai cammini che poi abbiamo intrapreso o da quelli che intraprenderemo.