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FLA – Focus sul Libro d’Artista.
Li Yuan-Chia

Paola Pluchino

La rubrica dedicata al libro d’artista in questo numero rivolge l’attenzione a Li Yuan-Chia, astrattista cinese a cui la Tate Modern dedica una retro-spettiva fino all’ottobre 2015. Uno studio che sottende il rapporto saldo e tradizionalmente presente nelle lingue orientali tra la parola e la sua immagine.

Li Yuan-Chia (1929 - 1994) è stato uno dei più importanti artisti cinesi del XX secolo, considerato il padre dell’arte astratta di Taiwan e seguace del pensiero del buddismo zen e daoista.

Intorno al 1950 Li diviene pioniere del gruppo di astrattisti di Taiwan Ton Fan, insieme al suo amico e mentore, il giornalista Hsiao Chin. Nel 1963 si trasferisce prima a Milano e poi, nel 1965, prende fissa dimora a Bologna. Durante il suo viaggio in Italia conosce l’artista concettuale Antonio Calderara che lo inizia ai modi del Neoplasticismo, dell’astra-zione e alle coeve ricerche europee dell’Arte cinetica e programmata, del Gruppo T e di Azimuth [MICHAEL SULLIVAN, Art and Artists of Twentieth-Century China, 1996, Berkeley, University of California Press, 1996, p. 308.]. Nel 1965, insieme al comune amico fonda il gruppo d’avanguardia Il Punto ed è qui che comincia la sua produzione di libri d’artista. Teorizza e sviluppa l’idea degli inserti calligrafici come punti cosmici, tema che divenne poi il nodo focale delle sue successive sperimentazioni e ricerche. L’approccio sintetico della sua riflessione intorno alla vita e all’arte, insieme alla poeticità visiva che la lingua da lui parlata conserva intrinsecamente gli permettono agevolmente di svilup-pare un modus operandi artistico come irripetibile gesto del momento, estremo equilibrio tra vita e morte, punctum in cui le leggi naturali e la fragile felicità [Nell’interpretazione di Tzvetan Todorov sulle teorie dello stato di diritto (Cfr. TZVETAN TODOROV, Fragile felicità, Milano, SE, 2002).] si incontrano nella sicurezza della mano, similmente alle modalità di scrittura del Muga e delle filosofie zen in generale.
Poesia e arte si congiungono sul foglio come sintesi suprema di una sperimentazione che vede catalizzarsi in un punto l’energia intrinseca della sua riflessione, i cicli naturali e l’aspirazione all’immagine stessa del Satori come momento di comprensione della realtà inteso come atto puro. La sua limitata palette inoltre esprime con il cromatismo categorie significanti la composizione: nero per l’origine e per la fine, rosso per il sangue e per la vita, oro per la nobiltà, bianco per la purezza [ROBERT A. LEE, China Fictions/English Language. Literary Essays in Diaspora, Memory, Story, Amsterdam, Rodopi, 2008, p. 302.].
Per Li il punto cosmico rappresenta l’inizio e la fine di ogni cosa, quasi una sorta di ossessione spaziale che si riverbera sulle pagine, come successione musicale della composizione. Similmente alle dottrine egiziane ancor prima che greche l’Uroboro di questo artista indica la storia e il suo portato riducendolo a segni grafici sintetici e minimali, in una narrazione conscia che lo spogliarsi del materiale sia la conditio sine qua non per l’aspirazione all’Alto: si può intuire allora come la storia e la sua origine, il sensibile e il metafisico tendano nella sua poetica dialet-ticamente a confrontarsi.

Il critico Guy Brett, nel pannello introduttivo della recente mostra allestita alla Tate Modern [Structure and Clarity. Li Yuan-Chia, a cura di di Tanya Barson, Tate Modern; The Edward C. Cohen Gallery, fino all’11 ottobre 2015.] di Londra propone uno scarto ulteriore laddove lucidamente asserisce che l’energia è mossa dall’espressione del gesto verso il nucleo, cella o germe della vita che il punto rappresenta, apparentemente opposti questi tendono ad equivalersi con lo scopo di rendere visibile la sua concezione.

Li Yuan-Chia, trasferitosi negli anni successivi a Londra prima e nello Yorkshire poi, morirà di cancro nel 1994, nel suo appartamento eretto vicino al muro di Adriano. Per volontà testamentaria da lì a poco venne istituita la Fondazione che ancora oggi porta il suo nome e che conserva forse la migliore interpretazione che della sua arte e della sua stessa natura di artista si può dare: «questo puntino può significare tutto o niente per te» [ĢThis tiny dot can mean all or nothing to you...ģ, cit. in Lyc - Museum and Art Gallery 1972-1983, <http://www.lycfoundation.org>, ultima cons.: 01.03.2015.].