Maria Gioia Tavoni • Paolo Tinti • Paola Vecchi

 

A spasso con Aldo: alla mostra virtuale della Trivulziana
dedicata al V centenario di Manuzio

Paolo Tinti

Sono state innumerevoli nel corso del 2015 le iniziative dedicate al cinquecentenario della morte di Aldo Manuzio, forse il primo grande editore dell’età moderna. Vi è persino chi, per tentare di abbracciarle tutte in un solo luogo, di necessità virtuale, vi ha dedicato una pagina web, curata e aggiornata sul sito del Consortium of European Research Libraries (CERL), alla voce «Manutius Network» (www.cerl.org/collaboration/manutius_network_2015/main) [Per tutti i siti e le pagine web citati: ultima cons.: 5.8.2015]

Paolo Sachet, che segue per conto del CERL il censimento costante di quanto prodotto in onore e in memoria di Aldo nell’anno del quinto centenario della scomparsa, ha elencato, entro l’autunno 2015, più di una ventina di mostre, organizzate in oltre una decina di paesi compresi in tre continenti. La maggior parte di tali esibizioni, considerato il loro carattere specialistico, ha assunto la forma tradizionale, che offre al pubblico accorso, per motivata scelta ma a volte anche per ragioni più varie, di misurarsi direttamente con la pagina aldina. Sebbene i libri, posti in bacheca, non possano essere sfogliati senza intermediari nell’occasione della mostra, è vero che la loro esposizione parziale, allorché ragionata entro un percorso scientificamente nuovo, offre una sintesi assai utile, anche dal punto di vista didattico, per molte tipologie di fruitori. Ecco perché alcune istituzioni promotrici di mostre in formato analogico, per dire così, hanno potuto intercettare visitatori che ignoravano persino la figura di Aldo Manuzio. Si citi ad esempio la exhibition «Aldus Manutius: the Struggle and the Dream», ospitata nel Proscholium della Bodleian Library di Oxford dall’8 gennaio al 22 febbraio 2015, tra le prime manifestazioni ad aprire la serie celebrativa. Ricercatori specialisti, ma anche molti studenti, come pure molti turisti in visita a Oxford e ai suoi luoghi più carichi di storia e di cultura, hanno potuto godere la bellezza del ‘sogno’ aldino. Una ragionata selezione dei pezzi in mostra è stata poi tradotta in un abrégé online, in forma di esibizione virtuale, disponibile sul sito web della Biblioteca (www.bodleian.ox.ac.uk/whatson/whats-on/online/aldus-manutius). La visita da schermo non offre la digi-talizzazione integrale degli esemplari oxoniensi, corredati di un succinto ma intelligente commento, con bibliografia finale e firma dell’estensore.

Altre sono state le mostre reali, che nell’intento di differenziare i tempi, i modi e i destinatari della loro fruizione, hanno completato la loro realizzazione con una traduzione sul web, anche richiamandola dal passato. La manifestazione «Aldus Manutius: Scholar, Printer, Innovator», tenutasi presso la statunitense Harold B. Lee Library della Brigham Young University di Provo (UT) dal 15 gennaio al 28 febbraio 2015, ha ridato vitalità alla virtual exhibition «In aedibvs Aldi: the Legacy of Aldus Manutius and His Press», allestita nel 1995, in occasione di analoga ricorrenza celebrativa, a sua volta corollario di una mostra reale, congiunta alla pubblicazione di un catalogo a stampa.

L’intreccio si fa, come a questo punto appare chiaro, assai complesso e andrebbe indagato con maggiore profondità. In questa sede tale intreccio sollecita almeno una riflessione intorno al rapporto tra esibizioni reali, cataloghi a stampa e trasposizioni digitali (quasi sempre online e ad accesso aperto) dei percorsi espositivi e/o del catalogo stesso, in forma parziale o integrale. Mostra e catalogo rispecchiano un tempo preciso, riferendo lo stato delle conoscenze sul tema e sui pezzi esposti ad un determinato momento del percorso conoscitivo e dell’indagine scientifica sottesa a ciascuna esibizione seria (dotata o meno di catalogo).

I loro omologhi digitali, al contrario, proprio per la connaturata e vantaggiosa dinamicità dell’informazione in forma di bit, si muovono tra due poli opposti, di cui il consultatore dovrebbe essere avvertito e ben consapevole: la fissità nel tempo (mutuandone il carattere dai supporti tradizionali, come la mostra virtuale di Provo) oppure la continua modificazione, il costante aggiornamento, tecnicamente possibile ma non sempre scientificamente perspicuo e didatticamente vantaggioso. Il medium digitale insomma non garantisce di per sé una maggiore valorizzazione del patrimonio esposto, se tale valorizzazione non è pienamente congiunta con percorsi di lettura e di interpretazione studiati con attenzione in rapporto ai pubblici potenzialmente raggiungibili attraverso la rete.

Proprio la forma della virtual exhibition è stata scelta a Milano, dall’Archivio Storico Civico e Biblioteca Trivulziana, come prima espressione della mostra «Festina lente. Un percorso virtuale tra le edizioni aldine della Biblioteca Trivulziana di Milano» (http://aldo.libriantiqui.it/). Cogliendo le sollecitazioni critiche di Martin Lowry e di Luigi Balsamo, il gruppo di ricerca guidato da Edoardo Barbieri, ideatore dell’impresa, ha inteso offrire con l’esposizione digitale «materiali utili a un approccio reale alla storia dell’impresa aldina, legata imprescindibilmente sia al rivoluzionario piano editoriale ideato da Manuzio, sia all’innovazione grafica e tecnologica dei suoi prodotti editoriali», come si legge nell’Introduzione. La Regione Lombardia ha concesso, inoltre, il cofinanziamento necessario a realizzare i propositi scientifici e i progetti tecnologici del Centro di Ricerca Europeo Libro Editoria Biblioteca (CRELEB) dell’Università Cattolica di Milano. Proprio dalla Cattolica e dal CRELEB, infatti, provengono i ricercatori impegnati in prima linea nel tracciare il percorso virtuale e nel predisporre i contenuti, testuali e visivi, di cui si sostanzia la mostra: rispettivamente Natale Vacalebre e Alessandro Tedesco si sono incaricati della curatela e della produzione web.

La mostra si visita «stanza per stanza», sul modello ideale del tour virtuale molto praticato dai musei, oppure attraverso una ricerca mirata nell’elenco breve delle 62 edizioni lungo le quali si snoda l’itinerario critico ed espositivo. L’ordinamento principale della check-list, molto rilevante perché dà accesso alle riproduzioni purtroppo parziali dei pezzi esposti, è per incipit/titolo; per maggiore facilità di individuazione sarebbe forse stato preferibile ordinare gli incipit/titoli per anno di edizione, elemento più facile da rendere uniforme. Se prendiamo, ad esempio, il primo item della lista, ossia la rara orazione di Girolamo Donati al re di Francia, datata dicembre 1501, osserviamo che essa appare con il titolo di Ad Gallorum regem oratio, laddove Edit16 preferisce il più conservativo, adottato anche dal catalogo di UCLA, Hieronymi Donati consumatiss. Venetorum oratoris Ad christianiss. ac inuictiss. Gallorum regem oratio. Giustamente il pubblico non solo di specialisti cui si indirizza la proposta Trivulziana, richiede scelte mirate via via ad esigenze di pragmatica e didattica chiarezza, piuttosto che al rispetto di rigorose norme citazionali e catalografiche. Un motore di ricerca assicura peraltro una consultazione rapida ed efficace dei pezzi esposti.

L’articolazione dell’itinerariumi> librario è assai ramificata, giacché sono ben 15 le tappe in cui esso si distende. Da «La nascita di un maestro» a «Semel Aldus, semper Aldus», passando per l’arrivo a Venezia, per l’ideazione del catalogo greco, latino e volgare, per i rapporti con l’umanesimo coevo al Bassianese, per il Polifiloi> e per la protocollana degli enchiridiai>, il Percorso Virtuale giunge ad indagare aspetti meno frequentati della stagione editoriale e culturale di Manuzio, come la sua religiosità. La sezione più ricca di esemplari è quella dedicata ai celebri volumetti portatili in ottavo, molti dei quali entrati nella raccolta milanese per la passione bibliofila del marchese Gian Giacomo Trivulzio (1774-1831), di cui attestano l’ex libris, non riprodotto in mostra.

Le schede bibliografiche, molto brevi ma recanti i dati essenziali di rinvio ai repertori principali (alcuni, quelli online, si spera possano essere raggiungibili direttamente dalle schede, sfruttando la loro natura ipertestuale) contengono anche informazioni di copia, privilegiando quelle relative a dimensioni e provenienza. La mostra Trivulziana riferisce anche l’elenco della bibliografia consultata, che rappresenta un valido ausilio per un approccio al tema.

Ateneo di Naucrati, Deipnosophistai, Venezia, A. Manuzio, 1514 (Biblioteca Trivulziana, TRIV. B. 592).

La semplicità della navigazione, la precisione e la correttezza dei dati forniti, la disponibilità di immagini ad altissima definizione la rendono un’esperienza espositiva godibile a molti livelli, guidando il visitatore, seppur senza poterlo incontrare vis-à-vis, nel mondo di Aldo, da qualunque parte del mondo il visitatore sia arrivato sino ad Aldo.