Maria Gioia Tavoni • Paolo Tinti • Paola Vecchi

 

La Sardegna in copertina.

Alla scoperta degli illustratori di Sardegna attraverso la mostra allestita presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze dal 20 Aprile al 4 Maggio 2016

Angelino Mereu

La mostra Illustratori di Sardegna: Arte e grafica nei libri e nelle riviste del ‘900, promossa dall’Associazione Culturale Sardi in Toscana (ACSIT) con la collaborazione della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (BNCF), è stata realizzata grazie al felice connubio tra la struttura pubblica e un collezionista privato che ha messo a disposizione la maggioranza delle pubblicazioni esposte. Tale collaborazione ha permesso alla BNCF di poter realizzare l’esposizione visto che molto del materiale in mostra, anche se posseduto dalla Biblioteca, non poteva essere utilizzato: in particolare le riviste, conservate dalla BNCF in annate rilegate, non permettevano la fruibilità delle singole copertine o delle illustrazioni interne.

L’apporto del collezionista privato, pertanto, ha permesso di allestire la mostra pensata e ideata con l’unico criterio di mettere in risalto gli aspetti iconografici (copertina o illustrazioni interne) in modo da offrire una panoramica sul contributo dato all’editoria da un nutrito gruppo di artisti accomunati dalle condivise origini sarde che, per tutto l’arco del ‘900, realizzarono copertine e illustrazioni per libri e riviste.

 

Inaugurazione mostra Illustratori di Sardegna, ripresa dall’alto (foto di Vieri Piccini).

La mostra, accompagnata da una cartella che raccoglie trentadue schede monografiche sui singoli autori e da una serie di tabelloni che inquadrano movimenti e fatti storici del ‘900, è raccolta in quattordici vetrine ed è costituita da circa duecento tra libri e riviste, oltre a pubblicazioni classificate come «editoria minore» (cartoline illustrate, opuscoli pubblicitari, ecc.), che documentano la produzione artistica di quegli artisti sardi che, a partire dai primi del Novecento, iniziarono a stabilire contatti e rapporti fuori dall’Isola.

Quello degli artisti sardi non è un affermarsi del tutto casuale. Alcuni eventi, infatti, nel primo ventennio del secolo scorso determinano il loro successo, destinato a lasciare tracce profonde nella cultura isolana e non solo.

 

Mostra Illustratori di Sardegna, dettaglio bacheca (foto di Vieri Piccini).

L’evento che in tale periodo maggiormente stimola la ‘scoperta’ della Sardegna è indubbiamente il vasto consenso riservato dal pubblico ai libri di Grazia Deledda. Con i suoi romanzi e attraverso uno scambio intenso di rapporti culturali, la scrittrice di Nuoro contribuisce ad aprire la via del ‘Continente’ a una schiera di artisti sardi che proprio alla Deledda devono il loro successo.

E mentre la Sardegna romanzata, frutto del genio letterario della scrittrice di Nuoro, avvicina gli ambienti culturali isolani al resto dell’Italia, il premio allo scultore nuorese Francesco Ciusa, con l’opera La Madre dell’ucciso alla Biennale di Venezia del 1907, rappresenta l’avvio di un percorso artistico che vedrà, nel tempo, l'affermarsi di numerosi artisti isolani.

 

Mostra Illustratori di Sardegna, dettaglio bacheca (foto di Vieri Piccini).

Ma è con la prima guerra mondiale, con il comportamento eroico della Brigata Sassari nelle trincee del Carso, che la Sardegna conquista l’immaginario collettivo. Si può affermare che è grazie alle gesta degli ‘Intrepidi Sardi’ che l’Isola entra definitivamente a far parte dell’Italia, completando quell’opera di unità nazionale iniziata con le guerre risorgimentali. La prima guerra mondiale diventa anche l’occasione per la definitiva affermazione di numerosi artisti che iniziano a collaborare con riviste e case editrici apportando così un contributo notevole allo sviluppo della grafica e dell’illustrazione.

Illustratori di Sardegna parte proprio da questi presupposti e nella ricca iconografia esposta non manca di mettere in risalto il ruolo avuto da Grazia Deledda, l’opera di Francesco Ciusa anche come grafico e, con un’intera vetrina dedicata, i diversi artisti che si sono cimentati sul tema della prima guerra mondiale.

 

Mostra Illustratori di Sardegna, dettaglio bacheca (foto di Vieri Piccini).

Gli itinerari degli artisti sardi e le immagini che questi hanno creato per illustrare libri e riviste delineano percorsi che, seppur diversi da un punto di vista artistico e personale, risultano legati comunque da un sottile filo conduttore in quanto in tutti gli artisti rappresentati, conosciuti e meno noti, è sempre presente il forte attaccamento alla Sardegna, con richiami più o meno espliciti alla storia e alle tradizioni dell’Isola.

Così se Giuseppe Biasi illustra le novelle della Deledda su La Lettura, supplemento letterario mensile del «Corriere della Sera», si rifà a motivi sardi anche quando illustra diverse copertine de «Il Giornalino della Domenica».

Luigi Caldanzano, famoso per i primi cartelloni cinematografici tra cui quello del primo kolossal Cabiria, per le copertine di «Ars et Labor», rivista mensile illustrata della casa musicale Ricordi, pesca a piene mani nell’iconografia sarda.

 

Edina Altara, copertina de «Il Giornalino della Domenica» (foto di Vieri Piccini).

Mario Mossa de Murtas con le sue xilografie illustra uno dei volumi del Decameron dell’editore Formiggini, ma anche lui per «Il Giornalino della Domenica» si ispira a motivi sardi.

E «Il Giornalino della Domenica» rappresenta un vero e proprio trampolino di lancio per molti artisti sardi: i fratelli Pino e Melkiorre Melis, Edina Altara, Fabio Lumbau, Remo Branca illustrano tantissime copertine e pagine interne, riscuotendo sempre consensi e successo. Una figura particolare di quegli anni è quella di Primo Sinopico, nome d’arte di Raoul Chareun, eclettico artista cagliaritano di origine francese, geniale nelle sue illustrazioni, caratterizzate sempre da surreali invenzioni figurative, che darà un contributo notevole tramite la grafica pubblicitaria all’affermazione di numerosi marchi commerciali come ad esempio Campari.

 

Edina Altara, copertina della rivista «Pagine d’arte» (foto di Vieri Piccini).

Il fermento artistico e sociale che segue la Grande Guerra determina anche in Sardegna la nascita di numerose iniziative editoriali, tra le quali spicca l’attività della casa editrice Il Nuraghe di Cagliari, fondata e diretta da Raimondo Carta-Raspi. Con l’attività editoriale de Il Nuraghe, che oltre ai libri pubblica l’omonima rivista, viene data la possibilità a diversi artisti di emergere, sono ristampati testi fino ad allora conosciuti solo dagli addetti ai lavori, viene dato spazio a nuovi autori. Il Nuraghe ristampa, ad esempio, nel 1928 il Viaggio in Sardegna di Alfonso La Marmora (1826) e, sempre negli anni ’20, l’opera completa del poeta Sebastiano Satta. Le opere della casa editrice di Carta-Raspi saranno sempre caratterizzate da copertine illustrate da valenti artisti isolani: Stanis Dessy, Mario Delitala, Felice Melis Marini, firmeranno la stragrande maggioranza delle illustrazioni.

E proprio con Mario Delitala, Remo Branca e Stanis Dessy nasce un movimento artistico molto importante per l’illustrazione. I tre artisti, infatti, contribuiscono alla riscoperta dell’arte xilografica, soprattutto dalle pagine della rivista «L’Eroica» fondata da Ettore Cozzani nel 1911 e nata, appunto, con l’intento di rilanciare tale forma artistica.

La maestria degli incisori sardi raggiunge livelli tali che diversi critici non esitarono a parlare di una vera e propria ‘scuola sarda’.

 

Maria Lai, copertina di Miele Amaro (foto di Vieri Piccini).

Anche la ‘palestra’ de «L’Eroica» aprirà le porte a tanti giovani artisti sardi, come Giorgio Carta, Vincenzo Bayeli e molti altri.

Elencare tutti gli avvenimenti culturali che in quegli anni vedono artisti sardi come protagonisti è impresa alquanto ardua. Nomi noti e meno noti collaborano alle riviste popolari e culturali più importanti, sia in Sardegna che in Continente. Artisti come Tarquinio Sini, illustratore e caricaturista eccezionale, o Beppe Porcheddu, spaziano dall’arte con la ‘A’ maiuscola alla cartellonistica pubblicitaria, alle illustrazioni per l’infanzia. Lo stesso si può dire di Anna Marongiu, morta in un incidente aereo nel 1941, artista dal tratto pulito, fermo e deciso. Giovanni Ciusa Romagna con le sue opere illustra alcuni libri tra cui la prima edizione di Cosima di Grazia Deledda (Treves, 1937), così come Mario Sironi, Bernardino Palazzi e Aligi Sassu, artisti occasionalmente prestati all’illustrazione e alle copertine. Giovanni Manca inventa ‘vignette’ e personaggi che faranno storia come il suo Pierre Lambicchi e l’arcivernice, per giornali come il «Guerin Meschino» e il «Corriere dei piccoli», mentre Ennio Zedda darà vita a numerosi personaggi per l’infanzia ispirati alle tradizioni folcloriche isolane.

Altri nomi si rincorrono: Bakis Figus, Filippo Figari, Maria Lai e molti altri. Una nota particolare meritano due artisti che rappresentano i massimi livelli nel campo dell’illustrazione e della grafica: Costantino Nivola e Giovanni Pintori.

 

Beppe Porcheddu, copertina de Le Avventure del Barone di Münchhausen (foto di Vieri Piccini).

I due, nei primi anni ‘30, grazie a una borsa di studio, si iscrivono all’ISIA di Monza, l’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche. Da questa esperienza maturano il loro percorso artistico che li porterà, come designer, all’interno dell’Olivetti. Costantino Nivola sposerà l’ebrea Ruth Guggenheim, e sarà costretto a rifugiarsi prima a Parigi poi in America per evitare le persecuzioni razziali. Negli USA mette a frutto le sue conoscenze grafiche ed entra in contatto con i più importanti nomi dell’arte contemporanea: Calder, Pollock, Le Corbusier sono solo alcuni degli abituali frequentatori di casa sua, che tuttora conserva l’unico dipinto murale esistente realizzato da Le Corbusier. Nivola sarà anche direttore artistico delle principali riviste di architettura e design d’America: «Interiors», «Progressive Architecture», «You», «Pencil points» solo per nominarne alcune. Pintori, rimasto all’Olivetti, è invece per quarant’anni la mente di tutte le principali campagne pubblicitarie della Casa di Ivrea, e universalmente riconosciuto come uno dei più influenti grafici di tutti i tempi.

 

Primo Sinopico, copertina della rivista «Il Secolo XX» (foto di Vieri Piccini).

Con Nivola e Pintori la grafica e l’illustrazione assumono connotati di livello internazionale e toccano l’apice del percorso avviato agli inizi del secolo scorso da un gruppo di giovani artisti uniti da quel comune denominatore chiamato ‘Sardegna’, che rappresenta il vero trait d’union dell’intera mostra allestita nelle sale della Biblioteca Nazionale di Firenze.