Maria Gioia Tavoni • Paolo Tinti • Paola Vecchi

 

Rompete le righe, alla Poletti!

Una mostra e una collezione di libri futuristi

Paolo Tinti

Dal 16 settembre 2016 alla Poletti di Modena, prima biblioteca comunale pubblica della città (l’Estense aprì al pubblico nel 1764), oggi raccolta specializzata in arte e architettura, è stata esposta, intorno alla collezione di libri futuristi di proprietà di Ubaldo Colombini, una scelta raccolta di pagine novecentesche. La mostra «Rompete le righe! Libri futuristi di una collezione modenese», visitabile sino al 5 gennaio 2017, è curata da Carla Barbieri, che ha reso la Poletti un centro di selezione, di raccolta, di studio e di divulgazione del libro d’artista contemporaneo. La data di apertura coincide con l’avvio del Festivalfilosofia 2016, imperniato intorno al tema dell’agonismo, in programma dal 16 al 18 settembre. Non esiste un vero e proprio catalogo dell’esibizione, ma solo un opuscolo dove è schedata la trentina di pezzi, riprodotti in minima parte [Rompete le righe! Libri futuristi di una collezione modenese. Biblioteca civica d’arte Luigi Poletti, 16 settembre 2016-5 gennaio 2017, a cura di Carla Barbieri, Modena, Centro Stampa Unificato, (2016).]

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Francesco Cangiullo, Poesia pentagrammata (1923).

Il modenese ‘di sette cotte’ Colombini, «flâneur e collezionista benjaminiano» [BEPPE COTTAFAVI, La passione dei libri, in Angelo Fortunato Formiggini 1878-1938, mostra 5-28 giugno 2004, Modena, Caffè dell’Orologio, Modena, [s.e., 2004], pieghevole diffuso in occasione dell’esibizione.], e i suoi materiali erano ben noti al pubblico della città, memore dell’esibizione in cui nel 2004 furono mostrati, al Caffè dell’Orologio di Modena, carte e libri legati ad Angelo Fortunato Formiggini. Proprio Formiggini donò all’Estense un esemplare ricevuto da Marinetti delle sue Parole in libertà in litolatta, prodotto nel 1932 e oggi custodito nell’omonimo fondo Formiggini della biblioteca più antica di Palazzo dei Musei.

 

Ardengo Soffici, BIF§ZF+18 Simultaneità e chimismi lirici (1919).

La mostra della Poletti – purtroppo priva di catalogo per le note, quanto non più giustificabili, ristrettezze finanziarie cui sono costrette le nostre biblioteche – privilegia, nella scelta dei pezzi, quelli in grado di documentare con maggiore evidenza la rivoluzione tipografica innescata dal movimento di Filippo Tommaso Marinetti, che trovò nella consolidata forma del libro, del periodico e del manifesto uno degli spazi più adatti ad ospitare l’ansia di rinnovamento espressa dal Futurismo nei primi anni del XX secolo. Non tutto ciò che è esposto lo si è tratto dai quasi novanta libri futuristi di Colombini; una parte dei pezzi deriva infatti dai fondi librari di pregio della Poletti.

 

Fortunato Depero, A passo romano (1943).

Oltre ad alcuni, ormai classici, del genere, quali il Depero imbullonato o le litolatte (peraltro non posseduti da Colombini), non poteva mancare Zang Tumb Tuum di Marinetti, uscito nel 1914 quale primo volume interamente parolibero, insieme con molti altri titoli delle Edizioni futuriste di «Poesia» (le Poesie elettriche e Rarefazioni e parole in libertà di Govoni; Il codice di Perelà di Palazzeschi; Guerrapittura di Carrà; Archi voltaici di Volt, alias Vincenzo Fani Ciotti, e altri), studiate così bene da Giovanni Lista, Claudia Salaris e da altri. Anche il Manifeste du Futurisme (presente in un esemplare della terza edizione, in forma di volantino) segna il passo della roboante ascesa del movimento, che nel 1909 dalla Francia si diffonde rapidamente in Europa, con una risonanza sino ad allora inedita. In mostra pure alcuni numeri della stessa «Poesia», rivista attiva dal 1906 al 1909, con la copertina liberty disegnata da Alberto Martini, organo ufficiale del simbolismo italiano.

 

Filippo Tommaso Marinetti, Le Roi Bombance (1905). Frontespizio con dedica autografa dell’Autore a Giuseppe Bonaspetti.

Vi si accostano prime e più rare edizioni francesi, poi approdate in Italia, come Le roi Bombance (Paris, Société du Mercure de France, 1905), tragedia satirica tradotta in italiano nel 1910 e pubblicata da Decio Cinti, dove Marinetti inscena il fallimento degli ideali socialisti e con esso quello di ogni altro ideale, ivi incluso l’anarchismo che solo in apparenza sembra la risposta protestataria ad un mondo carnevalesco di rabelaisiana memoria. Come la tragedia satirica anche Le monoplan du Pape (in mostra un esemplare della VI ristampa, 1912, dopo la prima edizione apparsa l’anno precedente) incarna un esperimento nella forma e una provocazione nei contenuti, che Marinetti destina prima ai torchi parigini di Sansot, per poi inserirlo nel catalogo delle Edizioni futuriste di «Poesia», con il sottotitolo di «romanzo profetico in versi liberi», laddove l’originale si limitava a un meno dirompente «roman politique en vers libres».

 

Fortunato Depero, 96 tavole a colori per «I Dopolavoro Aziendali in Italia» (1938). Particolare dell’insegna distintiva ideata per la città di Bologna.

La rivoluzione tipografica, fil rouge inseguito dalla mostra modenese, è bene tradotta anche nell’esemplare della seconda edizione (Firenze, Vallecchi, 1919) del BIF§ZF+18 Simultaneità e chimismi lirici di Ardengo Soffici, che scelse il titolo ispirandosi a «una di quelle bislacche combinazioni di carattere» ottenute per errore dalla linotype. Lo dichiarò lo stesso Soffici (Fine di un mondo, Firenze, Vallecchi, 1955, p. 462), ricordando il tempo in cui era uso trattenersi nel nuovo stabilimento dell’editore fiorentino a fianco dei compositori intenti al lavoro per la raccolta delle sue poesie.

 

«Poesia. Rassegna internazionale diretta da F.T. Marinetti», n. 6-7-8, luglio-agosto-settembre 1906.

La città della ghirlandina vanta del resto molti primati nella riscoperta del Futurismo, almeno a partire dalla mostra «La parola totale. Una tradizione futurista (1909-1986)» del 1986, anticipata da puntuali riflessioni espositive avviate sin dal 1976 e curata da Achille Bonito Oliva e da Franco Vaccari presso la Galleria d’arte Fonte d’Abisso. L’ottantasei era anche l’anno in cui Palazzo Grassi riapriva a Venezia con la celeberrima retrospettiva dedicata al movimento e alla sua riscoperta tra le avanguardie più rilevanti, originali e influenti del Novecento (Futurismo & futurismi, per le cure di Pontus Hulten).

Sul fronte della contaminazione profonda dei linguaggi tipografici, e dell’abbattimento di secolari confini stabiliti dai mestieri del libro nella forma e nell’uso del libro a stampa, sta la Poesia pentagrammata di Francesco Cangiullo, nell’edizione milanese di Gaspare Casella. Musica, rappresentazione scenica, organizzazione tipografica della pagina e progettazione dei formati sono parte di un’espressione unitaria (sovente frutto di fusione piuttosto che di organicità), tanto letteraria quanto artistica, che trova nel sovvertimento dei valori, nella rottura dei modelli acquisiti e nello sperimentalismo esasperato ed esagerato alcuni dei suoi punti fermi. Appropriata è quindi l’inclusione all’interno del percorso espositivo de L’arte dei rumori di Luigi Russolo, dove si gettano le basi per la scrittura della musica per un nuovo strumento inventato da poco, l’«intonarumori». Un analogo, curioso, congegno musicale, detto «scoppiatore» fu presentato il 2 giugno 1913 nella memorabile serata futurista tenutasi a Modena, nel Teatro Storchi, alla presenza dello stesso Marinetti.

 

Enrico Prampolini, Maria Ricotti, Théâtre de la Pantomime Futuriste (1930 ca.).

Quelli qui ricordati sono solo alcuni dei circa trenta pezzi esposti che appartengono alla selezionatissima raccolta Colombini, la quale attende ancora di essere percorsa, poiché assai più ricca è la biblioteca novecentesca del collezionista modenese. Restano da esplorare le molte dediche d’esemplare, testimoni eloquenti sulle carte di guardia dei volumi. Altri libri, sinora mai messi in mostra, documentano la straordinaria qualità bibliografica e, ancor più in generale, storico-artistica della Colombiniana. Valgano da esempio le rare 96 tavole a colori per «I Dopolavoro Aziendali in Italia» di Depero [FORTUNATO DEPERO, 96 tavole a colori per i dopolavoro aziendali in Italia, Rovereto, Manfrini, 1938. L’in-folio, di ampio formato (30x26,5 cm ca.) contiene le tavole serigrafiche a colori, protette da carta velina. L’esemplare Colombini è contenuto nel cofanetto editoriale di cartone grigio, con titolazione al dorso, conservato in pochissimi esemplari noti.], riunite in forma di volume uscito nel 1938. Le 96 tavole, con frontespizio riproducente il titolo scritto di mano dell’artista, apparvero in sole 200 copie, numerate e firmate. Depero, che vi ripropose le tavole realizzate nel ’38 per I Dopolavoro Aziendali in Italia [I dopolavoro aziendali in Italia, edito dalla direzione generale dell’O.N.D. In occasione del Congresso mondiale del dopolavoro, Roma, Roma, Direz. Gen. Dell’O.N.D. Ufficio Stampa, 1938 (Novara, Istituto Geografico De Agostini).], ottenne dalla De Agostini di Novara, incaricata della pubblicazione ufficiale, il permesso di riprodurre le immagini (96 su 100) raffiguranti le insegne distintive dei Dopolavoro aziendali di altrettante province italiane. Modena vi figurò con la sua Ghirlandina, nei colori del blu, svettante sulla lettera M, rosso fuoco. Più che una massiccia e statica torre romanica, pur ingentilita nel secolo dei lumi, il campanile fu rappresentato come un razzo, puntato verso l’alto, pronto a decollare. Triste coincidenza: fu proprio quella stessa torre che il 29 novembre 1938 assistette inerme alla tragica morte di Formiggini.

 

Enrico Prampolini, Maria Ricotti, Théâtre de la Pantomime Futuriste (1930 ca.). Particolare della pagina dedicata a Enrico Prampolini (foto e breve biografia).

Un legame, dunque, pregnante e molto forte tra la città emiliana ed uno dei maggiori movimenti culturali europei del primo Novecento che fa della mostra e delle collezioni librarie futuriste custodite in città, in mano pubblica o privata, una promettente eredità culturale che chiede di essere ancor più conosciuta, apprezzata e protetta.